Luzzatto e Padre Pio

 

Recentemente Sergio Luzzatto ha riaperto il dibattito sul frate di Pietralcina col libro Padre Pio. Miracoli e politica nell’Italia del Novecento. Io non ho letto il libro, ma ho seguito le svariate interviste lasciate dall’autore. Particolarmente memorabili i due speciali di Lerner e di Augias in cui Luzzatto si distinse per arroganza e dissimulata faziosità. Gli articoli che sto per presentare confermano queste mie impressioni, in particolare l’ossessione di Luzzatto per il clerico-fascismo che con lui cessa di essere una categoria storica per diventare una sorta di forma magico-sacrale per spiegare tutto quello che lui non capisce o non conosce. Veramente curiosa la spiegazione che ha dato dello "scarso" successo di Natuzza Evolo rispetto a Padre Pio dovuto, ovviamente, al clerico-fascismo che avrebbie sostenuto il secondo. In realtà per spiegare la differenza fra i due personaggi non c’è bisogno di scomodare il fascismo. E’ chiaro, infatti, che la differenza fra i due sta nella vita della prima e nella morte del secondo. La Chiesa non canonizza i vivi, e di solito è la canonizzazione che confersice visibilità internazionale (anche se c’è già una certa fama). Con questi due articoli non voglio entrare nello specifico del caso Padre Pio, a cui dedicheremo interventi specifici, ma solo offrire uno spunto di riflessione critica contro la nuova moda di taluni storici di dichiararsi, o considerarsi, praticamente inconfutabili e il vecchio vizio di presentare come scoperto il già noto.

 

Padre Pio, la sfida dei documenti

di Vittorio Messori

 

Sottoposto ad esame da «semplici» (ma agguerriti) cronisti, il professore non supera la prova e viene invitato a ripresentarsi con maggiore umiltà e preparazione, nonché con oggettività da studioso vero e non di parte. Questa sembrerebbe la conclusione – solo per ora, s’ intende, il confronto continuerà – da trarre dopo la lettura di Padre Pio. L’ultimo sospetto, sottotitolo La verità sul frate delle stimmate (Piemme, pp. 240, 14,90). Gli autori sono Andrea Tornielli, vaticanista de il Giornale e Saverio Gaeta, caporedattore di Famiglia Cristiana: due «devoti», come li chiama ironicamente il loro antagonista, ma che, al di là delle convinzioni personali, intendono restare sempre e solo sul suo stesso terreno. Quello, cioè, dei fatti documentati. E, proprio qui, i due danno un giudizio severo del lavoro di Sergio Luzzatto, quel Padre Pio. Miracoli e politica nell’ Italia del Novecento (Einaudi, pp.VIII-419, 24) che lo scorso autunno ha sconcertato il mondo, sterminato e interclassista, dei devoti di padre Pio. Nonostante le dichiarazioni dell’ autore di non aver voluto accanirsi su un Santo tanto venerato, i «titoletti sarcastici all’ interno dei capitoli», dicono Gaeta e Tornielli, rivelano le sue vere intenzioni: «Padre Pio viene definito "il piccolo chimico", "un mistico da clinica psichiatrica", "il cappuccino volante", "il santo dei delatori", un "portatore di stigmate littorie" e in altri modi altrettanto beffardi». Sin qui siamo, comunque, all’ interno di una pur sempre rispettabile libertà di ricerca e di giudizio; ma non sarebbero da rispettare, bensì da denunciare come grave colpa in un cattedratico universitario, metodi che vengono giudicati inaccettabili. Innanzitutto, ciò che additano i due giornalisti (in realtà, ciascuno con libri di storia alle spalle) è la supponenza di Luzzatto che, sin dalla copertina del suo saggio, dice cose molto impegnative: «Credevamo di sapere già tutto su padre Pio. E invece non sapevamo quasi niente. Prima di questa ricerca la figura del cappuccino con le stigmate era vincolata soltanto alla fede degli uni, alla incredulità degli altri». Dopo la premessa, l’ annuncio di liberazione: «Adesso, grazie al monumentale scavo archivistico su cui si basa questo libro, padre Pio viene finalmente consegnato alla storia del ventesimo secolo». Insomma: prima del professore, spazzatura devozionale o sensazionalismo giornalistico, ma ben poche tracce di serie indagini da professionista. Ma ora, finalmente, «le carte dell’ archivio dell’ ex-Sant’ Uffizio vengono utilizzate per la prima volta». Questo, denunciano Gaeta-Tornielli, è millantato credito: innanzitutto perché quelle carte, nessuna esclusa, sono state esaminate, vagliate, discusse per i processi, prima di beatificazione e poi di canonizzazione. Ma c’ è di più: i due giornalisti, muniti di una semplice lettera di presentazione, hanno potuto accedere agli stessi archivi, presentati come inaccessibili e violati per la prima volta. Tanto che il postulatore della causa di padre Pio, commentando il libro di Luzzatto ha detto, sorpreso più ancora che seccato: «Tutto quello che è stato spacciato come inedito o come rivelazione era già abbondantemente conosciuto e ampiamente chiarito durante il processo. In caso contrario, padre Pio non avrebbe mai potuto essere elevato agli altari». Da qui, l’ accusa maggiore che Gaeta e Tornielli rivolgono allo storico, al di là di imprecisioni e sviste che pure, dicono, abbondano. «Luzzatto ha lavorato come chi – dopo la determinazione dell’ innocenza di un indagato da parte della Cassazione – ripescasse gli indizi raccolti nel processo di primo grado per cercare di processare di nuovo il prosciolto». Lo storico, dunque, sembra voler ripartire da capo: ignora il lavoro di decenni da parte di commissioni mediche, di periti vari, di storici, ritorna indietro e si ferma ai primi sospetti, presentandoli come gravi capi di imputazione, incurante delle successive spiegazioni. Tra i punti disputati, centrale resta ovviamente quello della origine delle stimmate: segno soprannaturale? Somatismo isterico? Truffa preordinata e continuata per ben mezzo secolo? All’ uscita del libro di Luzzatto i giornali hanno dato risalto, com’ è ovvio, all’ ombra inquietante di un padre Pio «piccolo chimico» (come lo chiama lo storico), in un convento dove circolavano «bottigliette e bottiglioni di acido fenico» e «pacchetti di polvere di veratrina». I devoti sono restati sconcertati, pensando a un clamoroso smascheramento, mentre invece Gaeta e Tornielli – dossier alla mano – non sembrano avere difficoltà a ricostruire come sarebbero andate davvero le cose. Una ricostruzione che ha convinto le severe commissioni del processo di beatificazione, le quali avevano a disposizione non solo i documenti utilizzati da Luzzatto, ma anche altri da lui omessi in quanto non rientravano nella sua linea interpretativa. Linea della quale fa certamente parte – come indica lo stesso sottotitolo del libro -una speciale attenzione alla politica. Luzzatto, dicono i suoi due contraddittori- come molti suoi colleghi – ha assorbito l’ ideologia prevalente sino a poco fa: tutto, dunque, è da lui ridotto a categorie politiche, economiche, sociali. Lo sforzo di presentare padre Pio come un’ icona del clerico-fascismo porterebbe a una deformazione della sua figura per la quale, invece, assolutamente prioritaria è quella dimensione sinceramente religiosa che qui verrebbe svilita. Al proposito, è davvero sorprendente quanto Gaeta e Tornielli denunciano circa la manipolazione dei sanguinosi moti di piazza avvenuti nel 1920 a San Giovanni Rotondo. Alla fine della loro arringa, Gaeta e Tornielli lanciano una sorta di sfida: «Ci siamo proposti di fare chiarezza, esaminando tutte le obiezioni contro la santità di Padre Pio. Alla prova dei fatti, nessuna ha resistito». La parola, ora, spetta di nuovo a Sergio Luzzatto. Dopo novant’ anni di polemiche la bagarre sul «frate con le stimmate» non ha alcuna intenzione di placarsi. Cosa scontata, del resto, per chi, dai suoi devoti, è stato considerato una sorta di misterioso alter Christus.

2 marzo 2008 :: Corriere della Sera

Tratto da: http://www.et-et.it/articoli/2008/2008_03_02.html

 

L’articolo di Tornielli lo trovate qui:

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=245353

 

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