La scienza e la morte

Accendo la televisione e leggo in sovrimpressione: “Amo
troppo la vita: mi faccio ibernare”. C’è un signore intervistato che spiega la
sua scelta. Ha aderito ad un’iniziativa che farà in modo di farlo ibernare
pochi istanti dopo la morte, per questo ha donato il suo futuro cadavere ad
un’organizzazione americana. Ha scelto anche il tempo di scadenza che si
aggirerà sui 400500 anni. Tempo bastante, a suo dire, per permettere alla
scienza di scoprire il motivo del suo decesso e per trovarne rimedio. Insiste molto
sul fatto che lui così vivrà per secoli, e che si risveglierà in un futuro
“futuristico” con agevoli passeggiate su Marte. Le sole cose che destano la sua
preoccupazione, perchè potrebbero mettere a repentaglio il suo progetto di
immortalità, sono il rischio di morire in Italia (e quindi di non avere il
tempo di essere trasportato in Usa) oppure di un olocausto nucleare (contro il
quale nemmeno la sua bara di ghiaccio potrebbe preservarlo…). Segue quindi
inevitabile invito a qualche milionario filantropo di costruire anche in Italia
un centro di ibernazione.

La cosa curiosa è che il vero rischio non sia per nulla
contemplato. Cioè che la scienza non sia onnipotente. Che quando si è morti si
è morti, non importa come e quando. Se una persona è già morta per il vaiolo,
non importa se esista un vaccino perché anche se somministrato è troppo tardi.
La scienza è un gran cosa, importante quanto si vuole. Ma se dalla fiducia si
passa alla fede, è un altro conto. La scienza non riporta indietro i morti, e
non è detto che possa spiegare e scoprire tutto. Nonostante il progresso, sono
tutte cose che è anzi ragionevole credere che non avverranno mai. Anche perché
tale procedura deve anche avvalersi delle tecnologie del presente. Un embrione
può essere conservato congelandolo, ma comunque per un tempo relativo di tempo.
Che questo possa avvenire per un uomo adulto mi sembra inverosimile, non
funzionerebbe con un vivo figuriamoci con un morto. La verità è che a questo
signore è stata fatta passare per certa un’idea fideistica e fantascientifica
della scienza, ma non solo di quella del futuro. Il desiderio di essere
conservati in uno stato fra la vita e la morte è già impossibile per la scienza
di oggi. Tutta la secolare procedura, ovviamente, non avverrà gratis e i futuri
ibernati devono già sborsare bei soldini (anche in assicurazioni, a quanto
detto).

E’ il vecchio mito della scienza che rende felici, che elimina la morte e la sofferenza, che dice cosa bisonga fare. Che fornisce la pillola della felicità e dei sentimenti, non sono forse queste cose solo delle reazioni chimiche? Come vorrebbe far credere certo neo-determinismo pseudoscientifico (che fa una lettura ideologica di dati empirici). Nei tempi antichi, soprattutto nell’era di mezzo, gli uomini meditavano
molto sulla morte e la accettavano semplicemente. “Sorella morte” arrivò a
definirla il Poverello d’Assisi. La vita è breve, ma forse è ancora più breve
per chi si arrovella ad allungarsela in tutti i modi. Per chi magari si priva
di una parte delle proprie sostanze del presente per un bene futuro inesistente. O, ancora
meglio, chi in una falsa speranza di immortalità investe nel nulla quando
potrebbe (con tutti quegli sforzi) farsi un tesoro in cielo, o conquistarsi
almeno il ricordo del proprio passaggio. Continuando a vivere nel ricordo dei
beneficati si potrebbe strappare all’oblio della morte almeno qualche generazione.
Non l’immortalità terrena, ma meglio di nulla. Risuona ancora quell’inno
evangelico alla semplicità: “E chi di voi, per quanto si dia
da fare, può aggiungere un`ora sola alla sua vita?
” (Matteo 6, 27)

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4 Responses to La scienza e la morte

  1. ஜRosa says:

    che tristezza….
    ormai ci  mettiamo al pari di Dio
    con estrema presunzione nn accettiamo i limiti
    che ha oggi e varà comunque anche domani la scienza…
    come vivono male…. xkè nn farsi ibernare ancor prima di morire…ah?!..mah

  2. Ettore says:

    Beh…forse anche questa è un’idea 😉

  3. Edoardo says:

    Ciao! Ho visto anch’io questa mattina la stessa trasmissione… All’inizio la cosa mi ha fatto sorridere… è vero ormai non sappiamo più accettare i limiti: invece di impegnarci per vivere al meglio l’unica vita di cui disponiamo ci preoccupiamo della prossima!!!

  4. Ettore says:

     
    Già…ma la cosa più triste non è la presunzione, è l’illusione. Quello è veramente convinto che vivrà per secoli e tutti nello studio ad assecondarlo chiedendo se poi nel futuro non si troverebbe spiazzato. Senza che nessuno gli facesse notare che molto probabilmente nel futuro arriverà solo una carcassa ghiacciata…mah.

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