Maria e l’Arca della Nuova Alleanza

“Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la sua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”

 (Genesi 3, 15)

 

 

Questa profezia così misteriosa può essere compresa pienamente solo alla luce della prospettiva messianica. Con la seduzione di Adamo ed Eva è iniziata una guerra fra l’umanità e il suo Nemico. In questa guerra, Dio promette la vittoria alla stirpe della Donna. La prospettiva messianica che attraversa tutta la Bibbia permette di credere che questa vittoria avverrà per opera del Messia, il quale discenderà dalla stirpe della Donna e darà la vittoria ai suoi fratelli. Per questo scrisse San Paolo: “Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la resurrezione dei morti. Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo” (1 Cor 15, 21-22). In questa prospettiva messianica, però, sembra essere chiamata ad avere un ruolo importante anche la Donna: dalla sua stirpe verrà il Salvatore.

Molti elementi importanti dell’Antico Testamento, lo insegnava sempre San Paolo, sono immagine degli eventi futuri. Questo il collegamento fra l’Antica e la Nuova Alleanza. Uno degli aspetti fondamentali dell’Antica Alleanza fu la scelta, da parte di Dio, del popolo eletto: il non-popolo che divenne il Popolo di Dio. Il quale fu talmente privilegiato da ricevere non solo le Tavole della Legge, ma anche l’Arca dell’Alleanza. La sua costruzione fu ordinata da Dio a Mosè ed era il segno visibile della presenza di Dio in mezzo al suo popolo. L’Arca dell’Alleanza conteneva le Tavole della Legge e seguì gli Ebrei nel loro nomadismo fino a quando non fu posta nel Tempio di Gerusalemme. Durante le soste veniva conservata in quella che era definita la Tenda del Signore, tramite l’arca Mosè parlava con Dio che appariva seduto fra i due cherubini che ornavano il coperchio. È questa una delle immagini più importanti dell’Antica Alleanza, prefigurazione dell’Emmanuele: il Dio con Noi. Colui che doveva venire.

Elemento fondante della Nuova Alleanza è proprio l’Incarnazione, lo scandalo di Dio che si fa Uomo. In questo irruzione divina nella Storia, Dio ha voluto servirsi di un’umile donna: di colei legata da eterna inimicizia con il nemico. Quella Maria di Nazaret che vide compirsi dentro di sé le antiche profezie, che accettò di portare in grembo il “Dio con noi”. Portatrice del Messia, Ella divenne così l’Arca della Nuova Alleanza, non fatta più di legno ma di carne. Incarnò in sé la vera Arca, quella definitiva. Maria è la prima discepola, la prima portatrice della Buona Novella. Per questo Elisabetta esultò all’udire il suo saluto, leggiamo:

 

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell`adempimento delle parole del Signore”. 46 Allora Maria disse:

 

” L`anima mia magnifica il Signore

47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48 perché ha guardato l`umiltà della sua serva.

D`ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

49 Grandi cose ha fatto in me l`Onnipotente(Luca 1, 39-49).

 

Le espressioni di reverenza che Elisabetta ha verso sua cugina sono già in sé molto significative e, visto il contesto, non possono essere ridotte ad una sorta di scambio di convenevoli (come alcuni talvolta vorrebbero far credere). Le due donne sono cugine, ma ormai per Elisabetta quella è la “madre del mio Signore” che per questo merita una considerazione particolare. In realtà questo passo acquista il suo pieno significato solo se rapportato alla sua immagine veterotestamentaria. La gioia di Elisabetta è comprensibile, ma che senso hanno il sussulto del bambino e le esclamazioni di gioia (addirittura dettate dallo Spirito Santo)? Il senso è quello che ci racconta il secondo libro di Samuele:

 

Allora Davide andò e trasportò l`arca di Dio dalla casa di Obed-Edom nella città di Davide, con gioia. 13 Quando quelli che portavano l`arca del Signore ebbero fatto sei passi, egli immolò un bue e un ariete grasso. 14 Davide danzava con tutte le forze davanti al Signore. Davide era cinto di un efod di lino. 15 Così Davide e tutta la casa d`Israele trasportavano l`arca del Signore con tripudi e a suon di tromba(2 Samuele 6, 12-15).

 

Le esultanze di Davide sembrano, oggi come allora, spropositate. Non bastano gli onori, i tripudi le trombe e i sacrifici: addirittura il re che danza con tutte le forze. Segno questo non di una comune gioia, ma di una gioia incontenibile: questo l’atteggiamento di Davide di fronte all’Arca dell’Alleanza. Ecco che allora l’episodio di Luca non può essere letto come la manifestazione di una semplice gioia, quella di Elisabetta e di suo figlio è la stessa gioia incontenibile (quasi esagerata) di Davide davanti all’Arca di Dio. Ecco perché il bambino sussulta, ecco perché Elisabetta viene riempita di Spirito Santo ed esulta profeticamente. Tutto questo avviene per la presenza di Dio, ma Luca specifica che l’episodio non nasce dalla semplice presenza di Maria e del bambino, ma dal momento in cui il saluto di Maria giunge alle orecchie della cugina. Cioè Elisabetta e il Battista tengono di fronte a Maria lo stesso atteggiamento che Davide ebbe davanti all’antica Arca dell’Alleanza: ma ora è lei stessa la nuova Arca. Tutto questo già basta per far capire che il ruolo di Maria non è stato quello di una sorta di “utero in affitto” usa e getta, come qualcuno talora insinua. L’Arca dell’Antica Alleanza non era Dio, ma era un suo dono per far sentire al popolo la sua vicinanza e per questo era considerato un oggetto sacro degno di grande rispetto. Ma era solo la prefigurazione della vera Arca, quella dell’Alleanza definitiva che per questo merita ancora più considerazione. Anche perché, mirabilmente, Dio non ha voluto più servirsi di un oggetto ma di un essere umano tanto umile quanto grande. Allo stesso modo Maria non è Dio, ma un dono di Dio. E in questa ottica vanno letti i gesti particolari di amore e di onore nei suoi confronti.

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