Le fonti latine

 

Proponiamo qualche considerazione di carattere generale sulle fonti latine. Di solito, ci si lamenta molto spesso della presunta e sospetta mancanza di fonti sulla storicità di Cristo. Ci si lagna della scarsità e della velocità dei riferimenti a questo personaggio da parte della “storia ufficiale”. Tacito e Svetonio sarebbero, infatti, troppo poco. Fra tutti gli storici romani solo due tre citazioni: veramente troppo poco. Si rende così l’idea che le testimonianze di Tacito e Svetonio sarebbero il magro risultato di una vana ricerca di Cristo attraverso le numerose cronache romane. Già, cosa facevano tutti gli altri storici? Per rispondere a questa domanda bisogna, in realtà, porsi un’altra domanda: Ma quanto ci è arrivato della storiografia imperiale? La risposta ha in sé qualcosa di ironico: Tacito e Svetonio. Accade così che molti si lamentino della mancanza di Cristo nelle altre cronache romane, quando in realtà quelle cronache non esistono, non più. Ci si concentra così su quello che non si possiede, trascurando invece quello che c’è. In questa prospettiva quel “poco” diventa in realtà un “molto”, perché la storiografia imperiale è andata quasi del tutto perduta. Lo stesso Tacito non ci è giunto completamente, mancano molti libri delle sue opere. In questo contesto, noi cerchiamo il Cristo della storia e gli unici due storici romani che abbiamo a disposizione ci parlano di lui. È questo il dato reale, ed è molto significativo. La Storia deve molto spesso accontentarsi di ciò che solo apparentemente appare poco ma che in realtà, con le dovute analisi, ha molto da dirci. Questo per quanto riguarda le fonti latine le quali, quindi, ci forniscono nella nostra ricerca un contributo per nulla disprezzabile. Se consideriamo la mole di opere e di fonti andate irrimediabilmente perdute il numero delle citazioni di Cristo non appare più, statisticamente, esiguo ma anzi possiamo ritenerci fortunati. Da questo punto di vista si può ben dire che, tenendo conto di quanto detto, le fonti latine non cristiane sono dotate sia di quantità sia di qualità. Per molti personaggi di incontestata storicità ci si accontenta, talvolta, di molto meno. Lo vedremo in seguito, ma prima bisognerà completare il quadro delle fonti non cristiane più rilevanti che ci mostrerà come, dopotutto, la Storia non sia poi così avara nei confronti del Nazareno.

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16 Responses to Le fonti latine

  1. Ely says:

    Molto interessante! Davvero buffo il fatto che si si concentra su quello che non c’è in invece di notare quello che c’è.. Ma che ci possiamo fare? Certe persone hanno l’interesse di sminuire Gesù Cristo perchè non gli conviene ammettere la realtà…Oppure si tratta semplicemente di ignoranti – anche se per la verità io non so molto di storia – Qualcosa possiamo farla: informarci e studiare, come stai facendo tu, per controbattere.
    Buona serata..Ciauu

  2. Ettore says:

     
    Credo che purtroppo siano tutte e due le cose, malafede e ignoranza vanno sempre a braccetto…dalla loro unione nascono tanti piccoli odifreddini XD…sono cocktail esplosivi! Buona serata anche a te, ciao ciao.

  3. Rita says:

    Come sempre complimenti…seguo con interesse i tuoi interventi.
    Ciao!

  4. Ettore says:

     
     Grazie mille 🙂 Ciao, buona domenica!

  5. Zel says:

    Però non esistono solo Tacito e Svetionio per la storia imperiale!
    Abbiamo epigrafi imperiali, archivi statali, ceppi, monete, costruzioni, tombe, evidenze archeologiche serie e documentate che confermano una battaglia, piuttosto che un ponte, piuttosto che una missione via mare.
    La storia non si fa più solo sulle fonti degli storici.

  6. Ettore says:

     
    Senza ombra di dubbio…però bisogna tenere conto dell’oggetto studiato. Se noi stiamo cercando quel Gesù di Nazareth, quante probabilità possiamo avere di trovarne traccia in un’epigrafe imperiale, o in una moneta? Una battaglia lascia certamente più segni di un profeta galileo crocifisso, è normale. Gli archivi statali, invece, potrebbero aiutarci ma mi sembra che di essi a noi sia pervenuto ben poco, nonostane l’impero avesse sviluppato un apparato burocratico dalle dimensioni monumentali. Per questo la testimonianza di quegli storici, che invece avevano libero accesso a quegli archivi, assume particolare importanza. Anche l’archeologia può aiutarci molto, e in effetti lo ha già fatto dimostrando l’esistenza di Nazareth e di Ponzio Pilato (per esempio). Un altro esempio simpatico è quello della piscina Betzaetà di Giovanni 5,2 che si dice avesse cinque porte. A lungo ci si è scervellati sul significato simbolico delle cinque porte della piscina "presso la porta delle Pecore", fino a quando quella piscina non è stata riportata alla luce permettendo di constatare che in effetti aveva veramente cinque porte. Cioè il Vangelo raccontava quel particolare semplicemente perchè era così, non perchè dovevano rifarsi a chissà quale mitica simbologia (ed erano state fatte le ipotesi più curiose)…e di esempi di questi se ne possono fare molti. Bisogna avere un approccio pluri-disciplinare è vero, però le fonti scritte restano di primaria importanza e soprattutto quando il resto manca (cioè quasi sempre). Cmq vedrai che dei risultati archeologici farò un uso abbondante, tranquilla 🙂

  7. Zel says:

    Concordo che spesso a cose semplici in mancanza di prove materiali vengano proposte interpretazioni assurde o complessissime. Mi capita ogni giorno per lavoro.
    La cosa che mi interessava nel discorso è il fatto dei ritratti. Abbiamo ritratti di miriadi di persone, che vanno dagli imperatori ai commercianti, ad alcuni schiavi. La cosa interessante è che nelle prime cripte e tombe cristiane (anche se è improprio chiamarli cristiani, i primi adepti di cristo) non vi siano ritratti. Oppure, che non vi siano state poste stoviglie col nome di Cristo sopra (le prime attestazioni sono posteriori di 70 anni circa). Oppure, che non vi siano state trovate figurette volitive o in stile "mani" (cosa che, soprattutto per i convertiti romani, sarebbero stati naturali) ecc… si può forse giustificare questo col 2° comandamento ebraico che all’epoca non era anorstato depennato? Forse. E’ interessante però che non esistano resti archeologici dell’epoca che parlino o citino o illustrino quel personaggio.

  8. Ettore says:

     
    Io leverei quel forse, le cose stanno proprio così. Il fatto che non si abbiano ritratti di Gesù nei primi secoli del Cristianesimo è dovuto proprio all’aniconismo ebraico, inizialmente ereditato anche dai primi cristiani. Infatti questa è la spiegazione che di solito danno i manuali di storia dell’arte. Sinceramente non so cosa intendi quando dici che è improprio chiamare cristiani i primi cristiani. Per quanto riguarda le tombe forse bisogna tenere presente che a quel tempo i cristiani dovevano essere ancora relativamente pochi e che magari non c’era stato il tempo, o la voglia, di trovare le formule per un nuovo culto dei morti adeguato alla nuova religione. Ma se in quelle tombe non ci sono riferimenti a Cristo, come si fa a dire che sono cristiane? O di adepti di Cristo che però non sono cristiani?
    Per quanto riguarda invece i resti archeologici di Gesù forse bisogna anche tenere conto che, secondo la tradizione, Gesù non è stato un re o qualcosa del genere. Il fatto che non si trovino monumenti in sua memoria non mi stupisce, poi non so bene che intendi per "resti archeologici" che parlino o citino. Visto anche che io sono convinto, come tutti credo, della storicità di Pitagora e di Socrate: ma non saprei indicarti resti archeologici che parlino di loro. Istintivamente qualunque storico comincerebbe a parlarti delle fonti che abbiamo su di loro…Se poi si considera che Gerusalemme è stata da allora più volte distrutta, non ci si può stupire di non trovare proprio tutto quello che si vorrebbe.
     
    Ah…forse qualcosa ci sarebbe. Nelle grotte di Qumran è stato trovato un papiro identificato, sembra, col Vangelo di Marco. Quindi è a tutti gli effetti un reperto archeologico, datato da alcuni intorno al 50 d.C. e sicuramente a prima del 68 (quando le grotte furono sigillate), che parla di Gesù.
    Ad ogni modo anche l’archeologia è importante, ma relativamente. L’importante è capire da quando si comincia a parlare di Gesù e della sua storia, non da quando troviamo materialmente scritto il nome di Gesù. Per poter capire quanto siano lontano dai fatti. Le prime lettere di San Paolo datano ai primi anni cinquanta, e sicuramente era attivo anche prima. Anche i vangeli sinottici sono stati scritti fra il 50 e il 70/80. Vuol dire che datano a pochi anni dopo gli avvenimenti narrati, visto anche che i sinottici si basano su una tradizione orale ancora più antica. Tutto questo vale molto di più di qualche stoviglia mancante…

  9. Zel says:

    Improprio chiamarli cristiani perchè nei primi anni non si erano ancora identificati con un nuovo culto ma restavano nel solco dei movimenti di rinnovamento ebraici.
     
    Mha.. come archeologa ovviamente do molta importanza alle stoviglie piuttosto che ai racconti di qualcuno che nemmeno c’era agli avvenimenti effettivi dei fatti…parlo per esempio della descrizione di battaglie ecc… o anche della Bibbia: ne dice tante di cose, ma quando le si verifica archeologicamente, laddove esistano reali reperti, tendenzialmente ci si scontra con una realtà magari simile con quella narrata ma solitamente ben diversa… penso alla distruzione di Gomorra per esempio. La Bibbia parla di un incenzio che la distrusse nel 1350 a.C., ma i resti archeologici dimostrano che l’incendio avvenne nel 1450 a.C. ad opera degli egizi, e che la città fu invece abbandonata nel 1270 a.C. circa. La fonte è stata fondamentale per iniziare a cercare la Verità, ma è solo il reperto che ne da conferma!
    Le fonti parlano di tante cose, e soprattutto bisogna dar credito ciecamente alle buone intenzioni (o alle notizie reali che si danno) dell’autore… ma questa cieca fiducia non fa per un’archeologa. Secondo Cesare il Rubicone era in piena quando lo attraversò, ma con l’ecologia archeologica si è scoperto che in quegli anni l’italia era investita da un periodo di siccità!!!
    Questo per dire che ci sono fonti che parlano di popoli mitici, di animali fantastici e che sono pronte a giurare di averne visti, di avere testimonianze dirette e via dicendo, ma che senza un riscontro pratico e materiale non restano altro che favole, per me.
    Arriviamo però da discipline diverse noi due ehmm!

  10. Ettore says:

    Eh…sì, diverse ma non troppo. Quando io dico che che le fonti scritte
    hanno un ruolo primario non vuol dire che vadano prese come oro colato. Il fatto
    è che anche sulle fonti meno attendibili si può lavorare, anche loro ci possono
    dare informazioni. E non solo con l’ausilio dell’archeologia, esiste tutto un
    vaglio filologico, storico e comparativo che permette di carpire informazioni da
    tutto. Ad esempio le fonti pitagoriche sono inaffidabili per molti aspetti
    (quando non proprio bugiarde), però quello abbiamo e su quello si lavora. E
    anche da loro, nonostante tutto, si ricavano informazioni storiche. Senza Tacito
    e le fonti narrative, cosa sapremmo della storia di Roma? Ben poco,
    l’archeologia non basterebbe. Ci sono mezzi che ci permettono di capire
    l’attendibilità di una fonte, come Tacito che è attendibile perchè sono
    stati rinvenuti alcuni documenti che ha usato e da come li ha usati si vede che
    ha un buon metodo. Questo è avvenuto grazie all’archeologia: non si può fare
    storia senza archeologia, e non si può fare archeologia senza storia. Ci sono
    fonti attendibili e fonti meno attendibili, non si può stabilire a priori e
    tanto meno fare di tutta un’erba un fascio; e attendibile non vuol dire
    infallibile. Pensare di invalidare una fonte a priori solo perchè "religiosa" o
    per altri motivi che la rendono inattuale è contrario allo spirito scientifico.
    Quello che conta è la pretesa di storicità, e poi si vede. Non esiste nessuna
    cieca fiducia nei confronti delle fonti, è una cosa che non fa nemmeno per uno
    storico. Il fatto è che non si può negare l’esistenza di qualcosa del passato
    solo perchè il tempo non l’ha conservata materialmente, o semplicemente perchè
    noi non l’abbiamo trovata. L’archeologia è utile se non indispensabile a volte,
    ma non può essere l’unico criterio. L’archeologo scava materialmente, ma non è
    che per lo storico le cose siano facili. Anche lo storico scava, solo che lo fa
    diversamente e in modo non certo meno utile. La sua piccozza è solo meno
    appariscente, ma dietro c’è un lavoro di una complessità di cui ci si può
    rendere conto solo dall’interno.  La Storia ha i suoi riscontri pratici e
    obiettivi, anche senza l’archeologia.
    L’episodio del Rubicone insegna solo che Cesare cerca di ingigantire le sue
    imprese e di minimizzare le sue sconfitte. L’archeologia può dare conferme di
    questo, ma già l’analisi della fonte in sè mostrava questo aspetto. Nessuno
    storico fa atti di fede incondizionata nei confornti di Cesare o di altre fonti,
    bisogna prenderle per quello che sono con pregi e difetti. E non si può certo
    dire che, per questo o per altro (come ad esempio che sia "di parte"), il De
    bello gallico o il De bello civili siano una sorta di romanzi storici o di
    favole. Non sono una Verità assoluta, sono un verità storica. La Storia non è
    una scienza esatta, ma non lo è nemmeno l’archeologia. La verità assoluta non
    esiste nemmeno per il presente pur essendo "materiale", figuriamoci per il
    passato…

  11. Zel says:

    Del De Bello Gallico & co sappiamo che non sono favolette in quanto esistono fonti Materiali che dimostrino la verità di quello che raccontano.. abbiamo trovato alesia e le prove dell’assedio, ci sono monete commemorative, cippi in gallia ecc… se non avessimo trovato nulla di nulla, sarebbe stato logico presumere che Cesare avesse inventato una campagna militare per auto-promuoversi come militare!!!
    COme ho detto, le fonti scritte sono importanti come imput da cui partire a studiare e cercare, ma dove non hanno riscontri materiali devono essere considerate non più che possibili resoconti di qualcosa o, più probabilmente, scritti senza reale valenza se non un intento propagandistico (o celebrativo o altro). Soprattutto quando trattano di argomenti lontani nello spazio e nel tempo da loro. Mi risulta più semplice credere a un cicerone che mi pala di tal Catilina (in quanto vissuti negli stessi anni.. cmq anche di catilina abbiamo resti materiali) piuttosto che a un Ennio che mi parla della fondazione di roma, avventuta secoli prima di lui e di cui non abbiamo alcun resto materiale! Eppure la fonte c’è e c’è pure la nomea di "storico" per Ennio… ma senza prove materiali quello che racconta non resta che una favola mitica.

  12. Ettore says:

    Ennio uno storico? Io l’ho sempre conosciuto come poeta, autore di un poema epico. Al massimo un poeta della storia, non uno storico. Riguardo Cesare ti sbagli, l’archeologia ha permesso di vagliare la precisione di quegli scritti ma anche senza Alesia sarebbe stato del tutto gratuito anche solo ipotizzare che la campagna di Gallia fosse stata un’invenzione di Cesare. Inventarsi le cose non è così facile come sembra, se una fonte mente non c’è bisogno dell’archeologia per scoprirlo. Perchè se una fonte mente prima o poi cade inevitabilmente in qualche anacronismo, in qualche errore. Dall’archeologia possono venire importanti conferme, ma è solo una delle strade possibili. Il vaglio delle fonti (datazione, provenienza e migliaia di altri dati) permette spesso di dare già prima un giudizio sull’attendibilità. Cesare non avrebbe mai potuto inventarsi la campagna di Gallia, e come avrebbe mai potuto andarsene in giro dicendo di avere conquistato la Gallia, senza poi averla veramente conquistata? Prima o poi qualcuno non se ne sarebbe accorto, il Senato in primis? Ben vengano Alesia, monete, cippi… ma sono tutte cose che possono aumentare la nostra conoscenza, non confermare quello che è ovvio. Dove non arriva l’archeologia ci sono altri metodi per verificare l’attendibilità di una fonte, perchè le fonti non parlano da sole: bisogna farle parlare. Le fonti non sono un semplice imput, sono i reperti archeologici che sono un supporto alle fonti e non il contrario. Ci sono mille modi di analizzare l’attendibilità di una fonte, il confronto archeologico è solo uno dei tanti. Se una fonte non presenta anacronismi, faziosità eccessive, e se è vicina cronologicamente e spazialmente agli eventi che narra (quando poteva essere facilemente e pubblicamente smentita) allora ci sono buoni motivi per ritenere che sia attendibile (soprattutto poi se trova conferme anche da altre fonti, di qualnque tipo e non solo archeologiche). In quel caso vale almeno una presunzione di innocenza, e non di colpevolezza "mitica"…per parlare di mito ci vogliono degli argomenti precisi e non la semplice, e ovvia, mancanza di un riscontro archeologico per ogni cosa. Poi c’è da analizzare lo stile della fonte, una fonte per esempio può seguire fedelmente le regole della letteratura mitica (come i vangeli apocrifi); oppure può evidentemente seguire i canoni della storiografia, o della cronaca. Ci sono tante cose che vanno considerate, non solo il riscontro archeologico. Anche perchè è facile trovare i resti di un assedio o di una guerra, per le vicende civili e non militari però le cose sono più complesse. Se l’archeologia fosse l’unico punto di riferimento sarebbe difficile salvare la storicità di Pitagora e forse anche di Socrate e di altri personaggi. La comunità scientifica evidentemente non lavora così, e non è con questo criterio che sono scritti i libri di storia.

  13. Zel says:

    La comunità scientifica da quel che so prima di affermare qualcosa ha bisogno di prove certe… in assenza di esse le sue affermazioni non sono tali ma sono chiamate Teorie o Ipotesi. Che sia Verosimile non vuol dire che sia Vero. Verosimile è che Cesare abbia fatto le campagne, ma se non si fosse trovata alcuna prova materiale di tale guea (dalle distruzioni ai bottini, dagli schiavi ai trionfi), tale campagna sarebbe rimasta ben meno che probabile. Un Tito che distrugge il tempio se non ci fossero prove reali sarebbe un Tito che ne dice molte senza prove… sopratutto per i grandi avvenimenti (guerre, distruzioni, trionfi, bottini ecc) e per le cose di forte impatto pubblico (trattati, persecuzioni, personaggi politici ecc) se non ci fosse prove materiali sarebbero completaemnte da rivalutare. E per prove non penso solo a mura distrutte e grandi incendi, ma anche piccole ciotole volitive, nomi sui cocci, sigilli sulle anfore e via dicendo… Se mi dici che la storiografia basta a sè stessa, ti ricordo allora che Gomorra è stata realmente distrutta dal fuoco e che il rubicone era in piena.

  14. Zel says:

    Ennio,.,.. ho fatto casino io tra Ennio (a cui attribuisco giustamente la traduzione dell’Iliade) e Nevio che scrisse gli Annales..

  15. Ettore says:

     
    La storiografia in sè non è autosufficiente, ho detto prima che bisogna avere un approccio multidisciplinare. La storia però si fa prima di tutto con le fonti, su di esse si lavora. Siccome bisogna lavorare sulle fonti bisogna studiarle bene, e capirne l’attendibilità. Per poter valutare l’attendibilità di una fonte ci sono molti criteri, primo fra tutti confrontare quello che dice con quello che già sappiamo. Se abbiamo un esito positivo, e con mille altre considerazioni, vuol dire che ci si può ragionevolmente (e non ciecamente, nè fideisticamente) fidare del resto, di quello che invece non possiamo verificare. L’archeologia è una delle discipline che aiuta in questo senso, e in questo senso è indispensabile ma non è l’unica! Non si può pretendere che per ogni cosa ci sia il relativo reperto archeologico (perchè ovviamente non può arrivare tutto del passato). Anche nei punti in cui manca il riscontro archeologico, ci sono altri criteri scientifici che ci permettono di analizzare l’attendibilità della fonte. L’archeologia non è affatto l’unica fonte di certezza, esistono prove certe che non sono materiali (o almeno non tanto quanto tu vorresti) ma non per questo meno vere. Ci sono fonti inattendibili, è vero. Ma ci sono fonti e fonti. Tacito è una fonte preziosissima e nessuno storico al mondo farebbe a cambio con qualche ciotola! Il lavoro sulle fonti permette di avere una moltitudine di informazioni, quello archeologico è solo uno dei contributi. La verisimiglianza è importante, ma non garanzia di veridicità: è vero. Però converrai che su Cesare sarebbe inverosimile il contrario, e cioè che avesse conquistato le Gallie e creato una provincia fantasma senza che nessuno se ne accorgesse! Sarebbe diventato lo zimbello di tutta la storia di Roma, non trovi? Allora è più logico optare per l’ipotesi più verosimile, cioè che Cesare abbia veramente fatto le campagne che dice, anche in mancanza di reperti archeologici (che sarebbe al massimo strano); invece di optare per un’ipotesi così assurda e inverosimile come la creazione della provincia fantasma. Le fonti, con le loro caratteristiche, possono dirci molto di più di quello che effettivamente dicono. Paragonandole fra loro, metendole a confronto col contesto storico ecc ecc…a te manca questo aspetto di lavoro sulle fonti, che non è di tua competenza ma che è essenziale. Fai del riscontro archeologico l’unico criterio di veridicità, e le cose non stanno affatto così. Anche perchè se no a noi storici che ci pagherebbero a fare (quel poco che ci pagano)? Se bastasse la semplice lettura delle fonti, prendendo per buono tutto quello che è archeologico e relegando nel mito tutto quello che invece non lo è, bastereste solo voi archeologi. Il fatto, invece, che voi siate solo un anello della catena (per quanto importante) dimostra che le cose non stanno così. Cmq i Vangeli hanno i loro riscontri archeologici e storici, e questo li rende abbastanza attendibili perchè creare romanzi storici (e per l’epoca è una cosa del tutto anacronistica) per la serie "il delitto perfetto" è molto difficile, e forse impossibile se non per un equipe di storici moderni.
     
    P.S: Nevio c’entra ancora meno di Ennio, perchè nessuno dei due è uno storico. E l’autore degli Annales è Ennio, non Nevio che invece ha scritto il Bellum Poenicum. Ma sono entrambi poemi epici e nulla più.

  16. Zel says:

    Va bhè… lo sappiamo che è inutile discutere con uno storico!
    Quindi chiudo qui il discorso.
     
    Su Ennio e Nevio ho fatto un casino epico io… lasciamo perdere.

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