L’archeologia di Tacito

Al tema dell’attendibilità di Tacito abbiamo già dedicato diversi interventi, ai quali ovviamente rimandiamo. Qui ci concentreremo sul famoso passo delle Annales dedicato a Cristo, dove leggiamo:

 
“Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale pratica religiosa di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso.” (
Ann. XV, 44)

 
Abbiamo già avuto modo di notare anche quanto gli scrittori latini fossero ostili ai Giudei e ai Cristiani. Anche Tacito qui potrebbe infierire contro il fondatore di quella “esiziale pratica religiosa” fino a negarne l’esistenza, ma non lo fa. Questo degli Annales è un passo molto importante, non a caso è stato sempre giudicato fastidioso. Da qui i vari tentativi, ormai falliti, di depotenziarlo.

Tacito scrive intorno al 120 d.C. e quindi il passo avrebbe, dicono alcuni, una datazione troppo lontana dai fatti per poter essere attendibile. Una affermazione questa strana a dir poco, risulta troppo stonata per chi abbia un minimo di dimestichezza in questo genere di cose. L’opera in questione, gli Annales, è appunto un’opera storica e quindi si occupa di cose passate e non, come taluni pretenderebbero, di cronaca. Si tratta in realtà di una storia contemporanea, recente. Tacito scrive nel 120 ca. (ma forse anche dieci anni prima, non si sa con certezza) di eventi che coprono un arco cronologico che va dal 14 al 68, ovvero dalla morte di Augusto a quella di Nerone. Gli Annales costituiscono per noi una fonte importantissima per la ricostruzione di quegli anni così importanti per la storia di Roma. Sono una fonte attendibile, la maggior parte delle nostre informazioni gli storici le traggono proprio da Tacito. Nessuno oggi proporrebbe di giudicare quelle informazioni pregiudizialmente false perché tarde, semplicemente perché tarde non sono. Questo vale, quindi, anche per il passo che abbiamo preso in esame.

Altri poi hanno cercato di forzare il senso del passo facendo di Tacito un “cantastorie” che si limiterebbe a riportare quello che sente. Lo storico cioè riporterebbe acriticamente quello che i cristiani solevano dire del loro mitico fondatore. Un’ipotesi interessante, ma quanto fondata?

Chi conosce Tacito, o meglio lo studia, sa che egli non dice mai nulla a caso, consapevole com’era dei rischi della vox populi e delle manipolazioni. Tacito, sarà bene ricordarlo, è uno storico talmente preciso che talvolta è possibile riconoscere i documenti che ha usato, permettendoci di constatarne un uso sostanzialmente corretto. Quando non è sicuro di una cosa lo ammette senza riserve riportando le opinioni discordanti, senza prendere posizione esplicitamente (quantunque poi sappia far trapelare, tra le righe, il suo parere). Quando riporta il sentito dire usa inequivocabilmente espressioni quali fertur, trador…ovvero “si dice – si narra che”; tutte cose che nel nostro passo non compaiono.

Esiste, però, ancora un altro livello di analisi che ci permette di scavare ancora più in profondità. Tacito appartiene, lo dicemmo a suo tempo, alla storiografia pragmatica. Al genere fondato cioè da Tucidide e ripreso a Roma da Sallustio. Una caratteristica che li accomuna, tutti e tre, è proprio quella di non limitarsi alla narrazione dei fatti spingendosi nell’indagine della ratio. Questo aspetto si manifesta in maniera evidente in una particolare categoria storicoletteraria da essi abbondantemente usata: l’archeologia. Per archeologia non si intende il significato comune di oggi, ma quello etimologico. Il termine greco archaiologia è un composto di archaios (antico) e logos (discorso): quindi un discorso di cose antiche. Cioè gli storici pragmatici, prima di affrontare la narrazione di un evento, sono soliti premettere la narrazione dei fatti che precedono il periodo dell’argomento scelto. In altre parole, non si può cogliere pienamente la portata di un evento se non lo si considera nella sua genesi, in quello che lo ha preceduto e in ciò che lo ha causato. Questa abitudine si scorge facilmente in Sallustio, il quale non procede con una narrazione cronologica dei fatti facendo così continue digressioni sul passato degli eventi e dei personaggi trattati. A volte l’archeologia la troviamo proprio all’inizio dell’opera, nei primi capitoli. Una pratica, quella dell’archeologia, che anche Tacito conosce e usa con disinvoltura. Proviamo ad applicarla al nostro passo. Tacito sta raccontando del principato di Nerone, in particolare dell’incendio e della persecuzione contro i Cristiani. Potrebbe raccontarlo e basta, come fa Svetonio. Invece, improvvisamente, affonda nell’origine della denominazione dei Cristiani, essi sono in qualche modo protagonisti di quella vicenda e quindi non possono restare nell’ombra. Bisogna capire chi sono, qui scatta l’archeologia. Certo una piccola archeologia, commisurata nella lunghezza e nella collocazione all’importanza che Tacito attribuisce a quell’evento. Ma nemmeno bisogna attribuire eccessiva importanza all’estensione del passo. Basti pensare che all’inizio della stessa opera Tacito riesce a fare un’archeologia della, quasi millenaria, storia di Roma compattandola in poche righe che però rendono perfettamente l’idea del suo percorso storico-politico.

Se abbiamo ragione, il ritrovamento di questa piccola archeologia (ma tutto in realtà lo fa pensare) ci mostra che Tacito deve avere personalmente indagato sulla vicenda. Su una vicenda accaduta qualche decennio prima della sua nascita, quindi facilmente verificabile. Il risultato è una potente conferma non solo dell’esistenza storica di Cristo ma addirittura di alcuni dei dati fondamentali fornitici dai Vangeli, tanto da entrare poi nel Credo. Tacito conferma la condanna a morte e che essa avvenne sotto Ponzio Pilato. Oltre al dato cronologico (quello di Ponzio Pilato) e a quello narrativo (la condanna a morte) ci viene inoltre confermato anche un altro dato fondamenatale, quello spaziale. Lo storico, cioè, riconosce il cristianesimo come un fenomeno originario della Giudea. L’origine palestinese del cristianesimo è ormai un dato acquisito della moderna critica storiografica, anche se a lungo alcuni studiosi hanno cercato di negarla per far meglio quadrare l’ipotesi mitica. Ad ogni modo, l’ipotesi del Tacito “cantastorie” sembra venire smentita sotto ogni aspetto. Sarebbe molto strano non solo che uno storico come Tacito si limitasse a credere a quello che si diceva in giro, ma addirittura a quello che dicevano i componenti di quella tanto odiata setta. Sarà bene a questo punto, nel prossimo intervento, provare a fare qualche considerazione di carattere generale sulle fonti non cristiane d’ambito latino.

 

 

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2 Responses to L’archeologia di Tacito

  1. riccardo says:

    Grazie per questa esposizione, assolutamente chiara e condivisibile. Sono molto interessato alle prove storiche ed archeologiche della vita di Cristo. A proposito di questa testimonianza, mi riesce difficile comprendere appieno ciò che di "turpe e vergognoso" si trovasse nella dottrina cristiana….

  2. Ettore says:

    Beh prima di tutto c’era un pregiudizio di fondo verso tutto ciò che veniva dalla Giudea, poi il fatto che il Cristianesimo iniziò ad affermarsi quando l’impero romano cominciava a vaccillare. Quando le cose vanno male, si finisce spesso col cercare un caprio espiatorio e i cristiani si prestavano bene a questo ruolo. Questo dava adito a tutta una serie di calunnie senza fondamento, anche Tacito non spiega bene perchè odia i cristiani: è così e basta. Plinio il giovane, nella famosa lettera a Traiano, dice di non trovare nessun crimine in particolare da addebitare ai cristiani e di averne mandati a morte alcuni semplicemente perchè gli sembrava da punire una tale ostinazione. Poi c’erano anche aspetti della dottrina cristiana che erano inaccettabili per i pagani, come il rifiutarsi di venerare l’imperatore come un dio e il divieto di partecipare alle manifestazioni cruente con spargimento di sangue umano (per puro divertimento della folla). Due atteggiamenti questi che per noi sembrano scontati, ma che allora potevano apparire potenzialmente "anarchici" per quanto i cristiani (a parte qualche eresia) non lo fossero affatto. Quindi dietro quel "turpe e vergognoso" non si nasconde un motivo in particolare ma tante cose di carattere anche diverso fra loro, principalemente politico ma anche religioso (come il rifiuto di adorare gli dei pagani)…ciao e grazie per essere passato.

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