Il passo di Svetonio

 

Anche Svetonio (70-126 d.C.) ci ha lasciato una fugace traccia di Cristo, nella sua  famosa “Vita dei Cesari”:

 

“Espulse da Roma i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine” (Vita Claudii XXV, 4)

 

L’autore scrive intorno al 110 d.C. e, anche in questo caso, troviamo solo un fugace riferimento. Il personaggio citato da Svetonio sembra, però, non possa essere altro che il Cristo dei Vangeli: il fatto che l’autore scriva Chrestus e non, come ci aspetterebbe, Christus sembra non porre nessun problema per l’identificazione. La confusione si spiega col fatto che in greco le parole greche Chrestos (buono) e Christos (Messia) hanno la stessa pronuncia. L’edizione Garzanti dell’opera di Svetonio conferma, in nota, che “quel Cresto non può che essere Cristo, perché gli scrittori non cristiani del Primo e del Secondo secolo scrivevano regolarmente Cresto e Crestiani” (pag. 242, nota 26). Ricciotti, nella sua opera, sostiene: “Non si può ragionevolmente dubitare che l’ap­pellativo di Cresto di Svetonio sia il termine greco « christòs », traduzione etimologica del termine ebraico “messia” (§ 81); tanto più che, come ha già fatto Tacito nel passo qui sopra riportato, anche in seguito i cristiani saranno chiamati crestiani (Tertulliano, Apolog., 3)” (pag. 106).

 

Ricciotti ipotizza anche che la causa del disordine fra i Giudei fosse proprio la accettazione o meno di quel Messia. Probabilmente le autorità romane del tempo, e quindi neanche Svetonio come molti contemporanei, non erano ancora in grado di distinguere fra Giudei e Cristiani che erano spesso assimilati. In effetti questo si spiega col fatto che molti dei primi cristiani continuavano di fatto a vivere come ebrei, si tratta dei giudeo-cristiani che solo recentemente sono stati riscoperti dalla critica storica. Svetonio comunque non sembra molto interessato alla questione e, per questo, non la ritiene degna di un approfondimento. Infatti si tratta di un riferimento piuttosto vago, per cui vale quanto detto per la lettera di Mara Bar Serapion.

 

Il passo di Svetonio, che da bibliotecario e segretario di Adriano aveva accesso alle fonti, ci permette però di fare un primo e veloce affondo nella credibilità storica dei Vangeli. Il fatto che riporta l’autore, l’espulsione dei Giudei, avvenne fra il 49 e il 50 d.C. e conferma il contesto di un episodio degli Atti degli Apostoli:

 

“Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto. Qui trovò un Giudeo chiamato Aquila, oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall`Italia con la moglie Priscilla, in seguito all`ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i Giudei.” (Atti 18, 1-2)

 

 

La notizia è praticamente la stessa e concorda anche la cronologia. Quello degli Atti degli Apostoli è un libro che ha subito, al pari dei Vangeli, decennali tentativi di demolizione ma che (come ha notato Vittorio Messori) ha ripreso a godere di “ottima salute” storica, in seguito a quella rivoluzione archeologica ed esegetica a cui abbiamo altre volte accennato. Questo è solo un piccolo esempio, un assaggio se volete, di quello di cui ci occuperemo a tempo debito in maniera più completa.

 
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