La lettera di Mara Bar Serapion

 

Quando, nel 72 d.C., Antioco IV di Commagene venne deposto e il suo regno annesso nella provincia di Siria, dell’Impero Romano, molti sudditi seguirono il loro re. Fra questi ci fu anche lo storico minore siriaco Mara Bar Serapion, del quale ci è giunta una lettera scritta forse durante la prigionia romana. Indirizzata al figlio studente ad Edessa, essa è datata all’anno 73 d.C. ed conservata al British Museum. Riportiamo il passo:

“[…] Quale vantaggio trassero gli Ateniesi dal condannare a morte Socrate, quando la ricompensa per quell’atto furono carestia e pestilenza? Che vantaggio ebbero gli abitanti di Samo nel condannare al rogo Pitagora, quando in un’ora il loro territorio fu completamente ricoperto dalla sabbia? Quali vantaggi ottennero i Giudei dal condannare a morte il loro saggio re quando in quel momento il regno venne loro sottratto? Dio giustamente ha ricompensato la sapienza di questi tre uomini saggi: gli Ateniesi morirono per la fame, quelli di Samo furono sommersi dal mare e non poterono fare alcunchè; i Giudei, rovinati e scacciati dalla loro terra, sono dispersi per ogni paese. Ma Socrate non è morto, egli vive negli insegnamenti di Platone. Pitagora non è morto: egli continuò a vivere nella statua di Hera. E neppure il saggio re è morto; egli vive negli insegnamenti che aveva impartito […]”

In questo passo l’autore parla di tre uomini saggi uccisi dai loro popoli, con relativa punizione. Sono considerazioni di carattere teologico che noi non ci aspetteremmo da uno storico oggi, ma è chiaro che non possiamo pretendere di proiettare la nostra mentalità moderna nel passato (se non vogliamo cadere nell’anacronismo). Da notare che i riferimenti dei primi due personaggi non sono precisissimi, soprattutto Pitagora non è mai stato condannato al rogo e comunque non dagli abitanti di Samo. L’unico riferimento che si può fare è l’incendio delle scuole pitagoriche della Magna Grecia dal quale, secondo la tradizione, Pitagora si salvò miracolosamente. Si tratta comunque di errori perdonabili visto che la storia di Pitagora è sempre stata molto controversa e oscura, per cui nacquero diverse tradizioni sulla vita del Maestro di Samo. Solo la storiografia moderna più recente è riuscita a gettare un po’ di luce su quelle vicende.

Ad ogni modo Serapion fa riferimento a dei personaggi storici, compreso il “saggio re”. Non è certo irrilevante notare che se Socrate e Pitagora sono personaggi vissuti molti secoli prima dell’autore, così non dovrebbe essere per il terzo sapiente. Perché la punizione relativa ai Giudei sembra essere proprio la distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. che dovette colpire molto l’opinione pubblica. Giuseppe Flavio ci fornisce una descrizione inquietante di quei giorni di inaudita violenza che furono l’esasperata risposta romana contro l’indomabile orgoglio del popolo giudeo. L’evento ebbe grande risonanza, anche per via dei tesori del Tempio che furono portati in trionfo a Roma. Serapion quando scrive è molto vicino, cronologicamente, a questo evento: di un paio d’anni. Il terzo esempio è quindi qualitativamente diverso dagli altri due, perché è un evento contemporaneo. Per questo si fa riferimento alla definitiva diaspora dei Giudei come ad un evento quasi di cronaca, una punizione divina ancora attuale e non proiettata in un lontano passato.

Interessante, inoltre, che anche il saggio re del testo sembra essere un personaggio non solo storico, ma anche vicino cronologicamente. Serapion infatti collega la sua uccisione alla distruzione di Gerusalemme, ma è un collegamento non solo teologico: anche strettamente temporale. Infatti l’uccisione del re avvenne, secondo lui, proprio in quel momento, in quel periodo in cui i Giudei perdevano definitivamente il loro regno che tanto avevano sperato di ricostruire. L’unico vero candidato per l’identificazione del saggio re di Serapion sembra essere proprio quel Gesù di Nazarteh “re dei Giudei” messo a morte da suo stesso popolo. Basta qualche citazione per rendersene conto:

 

Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore l`interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose “Tu lo dici”. (Matteo 27, 11)

“Volete che vi rilasci il re dei Giudei?”. Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò: “Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?”. (Marco 15, 9-12)

Al di sopra del suo capo, posero la motivazione scritta della sua condanna: “Questi è Gesù, il re dei Giudei”. (Matteo 27, 37)

 

Nella storia di Israele pare ci sia un solo caso di regicidio, a noi noto, ed è quello di Amon di 2 Re 21,23. Tuttavia è un’identificazione piuttosto improbabile visto che è un personaggio molto lontano dai tempi della lettera. Inoltre non rispetta l’identikit del saggio re che abbiamo fatto sopra anche perché nessuna tradizione presenta Amon come saggio, si dice anzi che fu ucciso da una congiura perché aveva abbandonato il Signore servendo gli idoli. L’unico candidato che rispetta pienamente la descrizione dello storico siriano è quel Gesù di Nazareth dei Vangeli, sembra indicarlo anche quel riferimento al suo insegnamento che gli sopravvisse. Del caso si è occupata la studiosa Ilaria Ramelli che ritiene certa l’identificazione e così ha risposto in un’intervista su Il Giornale: «E proprio l’ancoraggio al 73 elimina, secondo me, i dubbi sull’identificazione del re dei Giudei: non può che essere Gesù. Non ci sono altre condanne a morte di re dei Giudei, veri o presunti, a Gerusalemme fra il 30, l’anno della Passione, e il 73-74» (l’intervista intera la trovate nell’archivio). Sul perché Serapion non ne riporti il nome si possono solo fare congetture: O non lo riporta perché dà per scontato che il figlio lo conosca; o non lo conosce abbastanza né gli interessa ai fini del suo discorso. L’intento infatti è di carattere didattico più che storico, ma resta il fatto che le considerazioni si basano su dei personaggi che l’autore ritiene senza dubbio storici. La storicità del “saggio re” infatti sembra non porre problemi ed è data per scontata.

Il passo della lettera di Mara Bar Serapion non è tanto una prova schiacciante dell’esistenza di Gesù di Nazareth, ma più che altro una conferma che la storia di questo personaggio era già diffusa nei primi decenni del Cristianesimo anche in ambienti non cristiani. Un dato questo che andrà contestualizzato e guardato all’interno dell’ipotesi mitica, alla quale qui non è possibile nemmeno accennare ma certamente la analizzeremo come merita in seguito.

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4 Responses to La lettera di Mara Bar Serapion

  1. ile says:

    Interessante!

  2. Ettore says:

     
    Mi fa piacere 🙂

  3. Davide says:

    Grazie per questo inserimento… lo trovo più che interessante!Davide

  4. Ettore says:

    Grazie a te! Spero di riprendere presto i post sui Vangeli, ciao 🙂

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