Le fonti non cristiane

 

Prima di passare all’analisi delle fonti non cristiane ci sembra opportuno fare qualche premessa di carattere metodologico. Il tema delle fonti non cristiane viene spesso abusato e distorto, facendo apparire come incomprensibili dei silenzi che invece sono assolutamente spiegabili. Per questo, prima di passare al vaglio delle fonti, è importante capire che cosa noi possiamo aspettarci da questa ricerca. Oggi noi siamo abituati a vivere in un mondo globalizzato che ci sommerge di notizie più o meno utili. Ormai anche il mondo “è paese”, perché le notizie viaggiano a grande velocità da una parte all’altra del globo. Su qualsiasi argomento, anche il più futile, si possono trovare ampie documentazioni. L’errore che noi potremmo, inconsapevolmente, commettere a questo punto è quello di riportare questa realtà (per noi così normale) al mondo antico. Potremmo, cioè, correre il rischio di pretendere delle fonti “da telegiornale”, cioè abbondanti e segnate da una mentalità moderna. Invece, soprattutto per la storia antica, lo storico deve sapersi accontentare a volte di poco quando non di pochissimo. A volte scarseggiano le fonti per gli eventi più importanti, figuriamoci per quelli più piccoli, ma questo non impedisce allo storico di lavorare e di giungere a delle conclusioni oggettive. Per questo non si può veramente fare storia senza avere un approccio scientifico alle fonti, che sia in grado di valutare quello che la fonte dice ma anche come lo dice. E quindi tutta una serie di analisi (filologica, paleografica, diplomatica, archeologica, storica…ecc) che sono quelle che davvero fanno “parlare” le fonti, le quali altrimenti ci fornirebbero una conoscenza del tutto superficiale. Alcuni studi (un po’ grossolani) sulle origini del Cristianesimo perdono a volte questa dimensione assumendo, rispetto alle fonti antiche, un approccio da “telegiornale” inevitabilmente anacronistico. Capita così che si dedichi più attenzione alle fonti che noi non abbiamo e che si pretenderebbe di avere, non sempre a ragione, rispetto invece alle fonti che realmente esistono e che sono in nostro possesso.

 

Conclusa questa doverosa premessa, partiamo da un dato noto ai più: certamente Gesù di Nazarteh non spopola nelle fonti latine. Per potere bene interpretare questo dato è, però, necessario dare un breve sguardo al panorama letterario latino. Anche nel mondo antico le notizie circolavano, ma per poter essere interessanti per un imperatore o per uno storico (e per poterne quindi trovare traccia) è chiaro che una notizia doveva avere un minimo di risonanza e di rilevanza storica, politica o culturale. Questo perché nel mondo antico, per l’appunto, non esisteva il “telegiornale”; non è che Tiberio o Seneca, dopo una lunga giornata di lavoro, si sbracassero davanti la tv trovandosi a guardare per caso uno speciale di approfondimento dal titolo “Cos’è successo oggi in Giudea”. Il nodo della questione è proprio questo, cioè di quale interesse può essere il caso del Gesù di Nazareth dei Vangeli, perché poi è questo che stiamo cercando. Analizziamo i tre aspetti di cui ho detto sopra:

Punto di vista storico:

La storiografia latina, come quella greca, è interessata soprattutto alle grandi personalità e quindi a condottieri, generali, consoli, politici…ecc…è chiaro che Gesù, agli occhi di uno storico romano, non rientra in nessuna di queste categorie. Anche a volerlo considerare un rivoluzionario antiromano le cose non cambiano perché raramente si riconosceva valore ad un non greco-romano (un “barbaro”) e comunque alla fine Gesù non aveva provocato, sempre stando ai Vangeli, nessuna frattura politica. Magari per loro poteva essere uno dei tanti aspiranti messia che ci aveva provato, ma senza nessun successo (anzi rispetto agli altri aveva fallito ancora più miseramente). Quindi per uno storico romano la vicenda era ben poco interessante; almeno fino a quando i Cristiani non cominciarono ad essere visibili. Ecco che allora scatta la curiosità di un Tacito nell’occasione della persecuzione di Nerone, solo allora ha senso andare un po’ a vedere. Questo perché la storiografia era romano-centrica, una notizia assumeva valore nel momento in cui poteva avere una relazione con Roma. Questo spiega perfettamente perché nei libri degli storici romani non troviamo interi capitoli dedicati al Nazareno ma, al massimo, degli incisi piuttosto veloci. Ma questo aspetto non può che apparire, per chi ha un minimo di percezione di quel mondo, del tutto nella norma.

Punto di vista politico:

Il caso Gesù poteva avere una rilevanza politica, perché la Giudea era una provincia molto calda e in continua rivolta. Non è improbabile quindi che in effetti a Roma un fascicolo sia arrivato, anzi pare che san Giustino (famoso polemista cristiano del II sec. d.C.) invitasse pubblicamente i suoi avversari ad andare a verificare, negli archivi, quello che davvero era successo sotto Ponzio Pilato. Questo è solo un indizio chiaramente e non tanto una prova, ma il fatto è che a noi di quegli archivi è rimasto ben poco: quindi non si può dire. Però, ammettendo o meno l’esistenza del fascicolo, resta il fatto che Gesù dovette essere solo uno dei tanti Messia (e furono davvero molti) e fu forse il più fallimentare, almeno da un punto di vista rivoluzionario (anche se poi in realtà fu l’unico a fare “carriera”). Per cui ci appare verosimile che il caso di Gesù di Nazareth non abbia sfondato nell’opinione pubblica e politica del tempo, sempre perché infondo non era successo niente di veramente importante e di straordinario. La frattura in realtà era avvenuta (altrimenti noi non staremmo qui a parlarne), una frattura talmente grande da dividere la Storia in prima e dopo la sua nascita. Ma il Cristianesimo non fu una rivoluzione giacobina, non fu immediata. Si diffuse lentamente per ben quattro secoli, fu un cambiamento radicale ma lento. Gli storici contemporanei non potevano ancora, in alcun modo, rendersi conto della reale portata dell’evento.

Punto di vista culturale:

Bisogna tenere presente che la Giudea era una delle ultime province (in tutti i sensi) dell’impero e che i Romani guardavano molto male i Giudei. La spiegazione di questo astio non è certo difficile, le cause principali erano due: da un lato la loro religione esclusiva (invano Caligola aveva tentato di far entrare le sua statua nel Tempio di Gerusalemme); dall’altro per le loro continue rivolte (che li portarono all’annientamento). Per cui un po’ tutta la letteratura romana è fortemente antigiudaica, spesso i Giudei vengono presi fortemente in giro e lo stesso Tacito ha dei pregiudizi terribili nei loro confronti. Se a ciò si aggiunge che questo profetamessia giudeo era pure morto in croce (l’infamante supplizio degli schiavi), si capisce bene il motivo per cui nessun intellettuale poteva esservi attratto né prestarvi attenzione. Si trattava di un oscuro personaggio colto da una vicenda terrificante, avvenuta tra l’altro in una terra lontana, desertica, fastidiosa e “barbara”. E poi la raffinata cultura grecoromana aveva i suoi filosofi: cosa potevano mai farsene di un profeta giudeo crocifisso? Detto questo, non stupisce affatto che Gesù non spopoli nelle fonti latine. Questo silenzio non è strano quindi, non solo è spiegabile ma è anche realistico. Alcuni interpetano ambiguamente questo “silenzio” per sentenziare che non esistano fonti non cristiane o che esse non siano in alcun modo significative. In realtà, lo vedremo, quelle fonti esistono e hanno grande importanza ai fini della nostra ricerca.

Una volta esauriti i nostri campi di ricerca, appare chiaro che la nostra attenzione dovrà giocoforza rivolgersi soprattutto alle fonti antiche di carattere storico. All’analisi di queste dedicheremo i prossimi interventi; per questo non ci lasceremo prendere dalla pretesa, a volte un po’ ossessiva, delle fonti “contemporanee” dove per contemporanee non si intende più, come sarebbe normale, dello stesso periodo storico. Si pretenderebbero, cioè, fonti redatte in tempo reale e quasi in diretta rispetto agli eventi evangelici; ma in quel caso non sarebbero più opere di storia, bensì di cronaca. Gli storici, per definizione, scrivono sempre riguardo fenomeni che sono ormai consegnati alla storia e non degli eventi del loro presente. Altrimenti si trasformerebbero in cronisti, sarebbe anche questa una pretesa anacronistica. Ovviamente ci concentreremo sulle fonti che sembrano più significative, perché in realtà le fonti non cristiane che citano, direttamente o indirettamente, i Cristiani e Cristo sono numerose. Nel caso concederemo ad esse uno sguardo d’insieme, in un altro intervento.

 
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2 Responses to Le fonti non cristiane

  1. nessun says:

    Seguirò con interesse anche il prossimo intervento sull’argomento 🙂
     
    Ciao!

  2. Ettore says:

     
    Grazie mille! Anche il tuo blog è molto stimolante, ciao 🙂

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