I Vangeli: una questione di metodo


Inauguriamo con questo intervento una nuova categoria di questo blog,
interamente dedicata alla storicità dei Vangeli. Essendo questo un argomento molto
dibattuto e complesso abbiamo pensato di riportare, con la maggiore chiarezza
possibile, i risultati dei nostri studi. La questione della storicità dei
Vangeli ha visto scorrere veri e propri oceani di inchiostro, essa sembra in
qualche modo tornata d’attualità visto che quasi nessuno oggi si risparmia lo
sfizio di riversare su quei testi le proprie speculazioni filosofiche. Che poi
si abbiano o meno le competenze non importa a nessuno, pare che a taluni
matematici sia invero concesso il privilegio di prescindere dalle leggi della
Storia e dai suoi metodi.

L’importante è che si neghi a priori, negare-negare-negare: questa è
la parola d’ordine. Perché poi infondo è di questo che si tratta: questione di
metodo. Appunto. Quello che noi cercheremo di usare è un metodo che si rifaccia
il più possibile al metodo storiografico moderno, quello scientifico. Il quale,
per sua natura, non può tollerare approcci ideologici di parte. Se il nostro
intento non sarà quello di negare per forza, non sarà nemmeno quello di
affermare per forza. La nostra aspirazione è semplicemente quella di guardare
ai Vangeli come a delle fonti storiche e di applicare ad esse il metodo comune
per le altre fonti e per gli altri personaggi storici. Perché poi una cosa
curiosa è che molti di coloro che negano ogni storicità ai Vangeli e al
personaggio Gesù in realtà non saprebbero dire quali caratteristiche debba
avere un personaggio per poter aspirare ad essere “storico”. Così come non
saprebbero salvare la storicità (ovviamente mai contestata) di altri personaggi
storici, applicando a loro lo stesso metodo usato per Cristo. Inoltre molti si
rifanno, spesso senza saperlo, a delle vecchie teorie sul Cristianesimo
elaborate con metodi che oggi non sono più accettabili. Esse si basavano anche su
dei contenuti che sono stati poi irrimediabilmente smentiti da quella che è
stata definita la “rivoluzione archeologica ed
esegetica”
. Questa ha completamente sconvolto il quadro mettendo in
crisi le grandi correnti storiografiche che per secoli avevano cercato di
demolire i Vangeli pezzo a pezzo. Era chiaro a tutti che bisognava ricominciare
daccapo, ma questo (fatto forse unico nella storia della disciplina) non
avvenne. Si preferì rimanere alle conclusioni di quelle teorie anche se le basi
delle stesse erano saltate, così le due grandi scuole (delle quali parleremo in
seguito) non furono seguite da un nuovo studio in materia altrettanto
sistematico. Così le persone, inevitabilmente attratta da un sì grande
problema, finiscono sballottate dai capricci di filmini
faziosi e fittizi e di sedicenti storici i quali, nei migliori dei casi,
ignorano del tutto o in parte la metodologia storiografica
o, nei
peggiori dei casi, si abbandonano ai parti delle loro menti per poter salvare
le loro strampalate teorie. All’arroganza di questi personaggi si affianca un
certo potere mediatico permesso anche dalle loro autodichiarazioni di
inconfutabilità che si vanno a sommare al fatto che quasi nessuno, più o meno
giustamente, ha voglia di abbassarsi al loro livello per confutarli; così un
numero difficilmente quantificabile, ma ragionevolmente alto, di persone viene
ingannato e offeso. Di tutto questo noi cercheremo di dare conto, avvalendoci
anche della guida di chi invece ha avuto il coraggio di cambiare idea, senza fare
delle proprie teorie dei dogmi incontestabili. Principalmente ci rifaremo alle
opere di Giuseppe Ricciotti e di Vittorio Messori, ma spazieremo un po’
dovunque. Per cominciare riportiamo adesso una brillante riflessione di Jean
Guitton:

 

Gli storici del Tremila, venuti in possesso di una breve biografia di
Napoleone salvata per caso dalla catastrofe atomica, se seguiranno lo stesso
metodo usato per Gesù dimostreranno che l’epopea napoleonica non è altro che un
mito. Una leggenda, nella quale gli uomini del lontano XIX secolo hanno
incarnato l’idea preesistente di “Grande condottiero”.
Le spedizioni nel deserto e tra le nevi, la nascita e la morte in un’isola, il
nome stesso, il tradimento, la caduta, la resurrezione, la ricaduta definitiva sotto
i colpi dell’invidia e della reazione, l’esilio in mezzo all’oceano. “Da tutto
questo appare evidente che Napoleone non è mai esistito. Si tratta del mito
eterno dell’Imperatore, forse è l’idea stessa della Francia, cui qualche oscuro
gruppo di invasati da fede patriottica ha fornito nome, esistenza, imprese
fittizi all’inizio dell’Ottocento”, diranno infiniti professori. I successori
cioè di quegli studiosi che applicano questo metodo al problema di Gesù di
Nazareth.

 

 Questo
anedotto è sintomatico anche di un certo modo (ormai antiquato) di fare storia
prescindendo dalle fonti. Si ragiona spesso per analogie (vere o presunte), ma
raramente si affronta il cuore del problema che, invece, è quello
dell’attendibilità delle fonti primarie. Probabilmente ciò è dovuto ad una
sorta di “trauma” psicologico nato da quella suddetta rivoluzione che ha
praticamente “prosciugato” interi mari, restando sempre nella metafora, di
quell’oceano di inchiostro di cui si parlava sopra. Nel prossimo intervento
analizzeremo le obiezioni più comuni che si portano di solito contro la
storicità dei Vangeli. Chiariamo fin d’ora che tutti i prossimi interventi
costituiranno la pars destruens del
nostro lavoro, necessaria prima di passare alla pars
costruens
. Sarà un lavoro lungo e complesso, anche per questo ci
guarderemo bene dall’errore di quei sedicenti storici e restiamo aperti alle
critiche e alle osservazioni. Avvisiamo anche che l’eventuale gentile lettore
che vorrà seguirci dovrà avere un pò di quella "pazienza di Giobbe"
perchè la complessità del tema non permette di esaurire la quetione in pochi
interventi, ma gradualmente cercheremo di arrivare a delle conclusioni.


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13 Responses to I Vangeli: una questione di metodo

  1. Ely says:

    Ciao! Sono molto interessata a questo argomento..La guida del cenacolo che frequento, che è laureata in teologia, ha parlato proprio di questo, ovviamente ne ha solo accennato perchè il tempo non era molto..E’ molto importante studiare la Bibbia e conoscere i metodi storiografici non solo per noi cristiani, ma per rispondere adeguatamente a chi attacca Cristo e la Chiesa in genere.
    A presto!
    Eleonora

  2. Zel says:

    strampalate teorie—-> hahaha! Pensa a quelli che credono alla ressurezione o alla reincarnazione! Altre pazzie umane! …e ce ne sono!!!
     
    Anche se sono atea io posso dire che, nonostante un paio di errori storici, i Vangeli parlano di un periodo storico e di personaggi che in esso si muovevano. Quanto ovviamente alle assurdità su dei e miracoli, non posso che essere contraria, ma, del resto, non sta alal storia decretare la veridicità di tali storie.

  3. Zel says:

    E come ammette la CEI: giobbe non è mai esistito, ma era una leggenda orale del popolo ebraico!
     
    Cmq se ti interessa nel mio nuovo post ci sono le datazioni dell’antico testamento (non del nuovo però).
    Byeee

  4. Ettore says:

    hahaha…adesso non si possono più nemmeno citare proverbi ;-)…che Giobbe non fosse esistito lo sapevo già, cmq grazie per l’interessamento.Per quanto riguarda le  teorie strampalate, lo sono senza dubbio quelle di Cascioli. Però chi crede nella reincarnazione ha tutto il mio rispetto, non è mio costume denigrare le credenze degli altri. Esiste un modo di non condividere e di criticare senza diventare "razzisti" verso le mentalità. Lo dico senza polemica, è solo il mio modesto modo di vedere. Ciao ciao.

  5. Ettore says:

    Per EleonoraBenvenuta nel mio blog! Mi fa molto piacere che tu sia interessata, grazie per essere passata. Ciao!

  6. Zel says:

    Penso che sul panorama mondiale ci siano altri studiosi, migliori, che non si chiamino Cascioli!!!
    Per il resto, il rispetto ok, ma il sogghigno c’è…. mi si viene a dire che non è possibile che discendiamo dalla scimmia perchè inimmaginabile, e poi mi affermano in faccia la resurrezione! Come atea non capisco come non si golga l’assurdità di tali affermazioni (penso a un dialogo avuto con un creazioni sta qualche giorno fa)…
    la domanda è se davvero si riesca a fare una storia fuor di pregiudizio (inteso in senso allargato: se tu credi che quel tizi era Dio, non leggerai di conseguenza tutto sotto quella luce?!)… come chi, cattolico, mi afferma che la Bibbia non ha errori storici pechè essendo ispirata da Dio è perfetta… è un affermazione assurda!

  7. Alberto says:

    Guarda, io parlo da scienziato post galileiano, e non da umanista. Quelli come me non negano a priori; hanno solo la tendenza a non dare credibilità a chi racconta di morti risorti, cibarie moltiplicatesi, passegiate sull’acqua. A meno di ripulire tali racconti da ogni elemento di questo tipo, è chiaro… anche se a quel punto permane il dubbio legittimo anche su tutto il resto.
    Quanto all’idea che la scienza manchi di presupposti ideologici si potrebbe far grande discussione. La scienza naturale è una vera e propria filosofia, un approccio alla realtà nel suo complesso. Come tale è profondamente "di parte", e a buon diritto pretende di intromettersi quando si parla di argomenti che le competono (del tipo di banalissime infrazioni alle leggi della fisica). E qui è un aut-aut. O la scienza o il collezonismo di francobolli, come lo chiamava Rutherford. Io ho visionato i dati, e ho scelto.

  8. Ettore says:

    Per Zel

    Verissimo che esistono studiosi migliori di Cascioli, il problema è che se ti
    fai un giretto in internet troverai moltissimi suoi seguaci; e se tu provi
    (parlo per esperienza personale) a far loro guardare questo "studioso"
    con un minimo di spirito critico, avanzando ben fondati dubbi sui suoi metodi,
    l’unica risposta che sanno dare è questa: "E’ iconfutabile! E’
    inconfutabile!!". Per carità, lo trovo divertente…ma è anche
    preoccupante.
    Se è vero che ci sono studiosi migliori di Cascioli, è vero anche che ci sono
    credenti migliori. Il creazionismo è la pretesa di dimostrare scientificamente la Creazione e quindi
    l’esistenza di Dio: ma davvero tutti i credenti sono creazionisti? A me non
    sembra, anzi personalmente non ne conosco neanche uno. Poi l’evoluzionismo è
    un’ipotesi scientifica credo, importante e affermata ma pur sempre un’ipotesi.
    Non ne facciamo un dogma, per cui evitiamo di bollare come creazionista
    chiunque semplicemente sollevi dei dubbi (giusti o sbagliati che siano).
    Posso io essere obiettivo? Sì e no. No se parliamo di un’obiettività assoluta,
    che non esiste per nessuno. Sì, perchè la mia è solo una posizione religiosa,
    di fronte ai Vangeli c’è la scommessa pascaliana: sì o no. Ognuno può
    rispondere come vuole. Poi esiste il rischio di cercare di presentare quel
    "sì" come scientifico e di fare quindi della scienza una fede. Questo
    rischio però esiste anche per il "no", un ateo che odia le religioni
    e il cristianesimo può tendere anche lui a fare della scienza una "non"
    fede, che poi è sempre una fede (almeno secondo me). Quindi è ridicolo stare
    sempre lì a dire che tizio dice la tal cosa perchè è questo o quello…la
    realtà è molto più complessa. Ci sono stati studiosi che da ferventi credenti
    hanno cercato di demolire pezzo a pezzo i Vangeli, ci sono oggi storici che
    invece da non credenti dicono che la ricostruzione di quegli studiosi è
    semplicemente sbagliata. Io rivendico una presunzione d’innocenza, se affermo
    qualcosa di storico in nome della fede, allora non sono minimamanete obiettivo
    e faccio storia in base ai miei pregiudizi. Se però faccio delle affermazioni
    su base razionale e storica, esigo delle risposte o delle critiche sullo stesso
    campo. Se io parlo di storia e mi viene risposto fede, ne deduco che non sono
    certo io quello che si lascia trascinare dalle proprie convinzioni religiose e
    ideologiche. Noi, all’università, parliamo di Pitagora come di un personaggio
    storico nonostante che le fonti su di lui siano di meno e molto meno
    attendibili dei Vangeli. Spesso sono fonti anche bugiarde, però anche su quelle
    si lavora e si capisce se c’è qualcosa di vero. Nessuno però per questo ci
    accuserebbe di essere dei pitagorici. Per Cristo è lo stesso, che fosse Dio o
    no qui non ha importanza. A me interessa provare a fare, se è possibile, un po’
    di luce storica sull’uomo. Tutto qui. Perché uno storico ateo dovrebbe
    automaticamente essere più bravo di me? Magari è davvero più bravo, più
    obiettivo…però, per favore, cerchiamo di dimostrarle le cose ed evitiamo schemini
    precostituiti basati solo su pregiudizi. Quando io leggo un’opera storica non
    mi preoccupo delle convinzioni religiose di quell’autore, mi interessa solo
    quello che dice. Se per me la sua ricostruzione scientificamente è sbagliata
    non c’è niente da fare, può credere o non credere a tutto quello che vuole ma per
    me resterà sbagliata (fino a prova contraria). Se parliamo di storia chiedo di
    essere giudicato in base a quello che dico,  e non a quello che credo (perché sono due
    piani diversi della conoscenza). Ciao.

  9. Ettore says:

    Per Lord LarryProprio perché non bisogna mai negare niente a priori,
    bisogna avere un approccio razionale ai Vangeli. Sono fonti che danno una
    precisa interpretazione religiosa di quei fatti, ma questo non vuol dire che
    analizzandoli scientificamente non se ne possano ricavare conclusioni storiche.
    Se i Vangeli fossero solo miracoli e teologia, lo storico avrebbe ben poco su
    cui lavorare. Il problema è che se tu leggi i Vangeli ti accorgi che sono
    scritti con un tono piuttosto distaccato, chi racconta non sembra essere un
    fanatico visionario. I Vangeli non sono opere di storia propriamente dette, ma
    sono anche delle cronache piuttosto razionali dei detti e dei fatti di Gesù. Gli
    evangelisti a volte sono sfacciati, quando dicono che la tal cosa è avvenuta il
    tal giorno del tale anno sotto il tale il governatore nel tale posto sembra
    proprio una sfida. Una sfida lanciata agli uomini di quel tempo come a noi. E’
    una sfida che io non posso non raccogliere, i miracoli non costituiscono un
    particolare problema. Mettiamo il tutto al microscopio prima di scartare una
    fonte perché ci sono alcuni elementi che disturbano la nostra sensibilità, mi
    sembra un atteggiamento molto laico e razionale.

    Quando ho parlato di presupposti ideologici non facevo
    riferimento ai presupposti (o postulati) che possono stare alla base di una
    disciplina scientifica. Mi riferivo ai presupposti e ai preconcetti che si
    possono avere nell’analisi di una caso specifico, una cosa che mi sembra
    inevitabilmente sbagliata. So bene che in una ricostruzione storica lo storico
    non può sparire, ogni ricostruzione è un po’ soggettiva perché le fonti non
    parlano da sole. L’obiettività assoluta non esiste, queste sono due grandi
    conquiste che la scienza storica ha fatto rispetto al positivismo
    storiografico. Però io difendo l’idea che, nonostante queste cose, si possa
    arrivare a delle conclusioni oggettive seguendo una certa metodologia
    scientifica.

    Approcci filosofici ci sono forse alla base di tutte le scienza
    non esatte, proprio per questo non sono chiamate scienza esatte (come la
    matematica). Però non ho ben capito cosa intendi quando dici che la scienza
    naturale è di parte, di parte nei confronti di chi?

  10. Alberto says:

    Correggiamo: approcci filosofici sono alla base di "tutte le scienze", anche di quelle esatte. In questo senso la scienza è filosoficamente di parte. E su queste basi il miracolo per me è un problema, eccome, perché mette in dubbio la credibilità dell’autore, chiunque egli sia. Che importa se non ci sono contraddizioni e anacronismi (ammettiamo sia così, per quel che vale) quando è così pieno di ucronismi?  
    Di tutto il resto non mi importa granchè. La storia è un racconto, e i racconti possono parlare di cose avvenute, di cose che avvengono, di cose che forse non sono mai avvenute e non avverranno mai. Personalmente credo che sia esistito un Gesù di Nazareth, la cui figura è in seguito stata arricchita e mitizzata più del dovuto; ma alla fin fine se sia esistito o meno non potrò mai dirlo, perché non posso né vederlo né toccarlo, e nemmeno, per gli stessi motivi, mi interessa poi tanto saperlo, se non come puro divertissemènt. Deformazione professionale: per noi scienziati le parole, scritte o dette, contano solo in virtù di ciò che rappresentano; possono essere sostituite da simboli o numeri, se essi sono più efficaci per gli scopi; e soprattutto invecchiano, invecchiano e si deteriorano. La parola di ieri vale meno di quella di oggi, quella della settimana scorsa meno di quella di ieri… quella vecchia di millenni, infarcita di racconti mitologici e pare, fra l’altro, nemmeno corroborata da fonti contemporanee più affidabili (ma ovviamente lascio a te, nei prossimi post, il compito di elencare i contemporanei pagani di Gesù di Nazareth che parlano di lui) ha un valore che tende allo zero assoluto. Chiama questo atteggiamento preconcetto, o usa qualsiasi altra parola che ritieni calzante; ciò che importa e che tu abbia capito qual è l’idea a cui si riferisce.
    Credo che seguirò il prosieguo di questa storia con relativo interesse, anche se confesso che ho come l’impressione di conoscere già il finale :). Sai, come quando hai letto il tredicesimo giallo di Agatha Christie e ormai indovini l’assassino prima ancora che ammazzi qualcuno.
    Certo un paio di volte devo ammettere che il colpevole non l’avrei mai scoperto comunque… vediamo se è uno di quei casi.

  11. Ettore says:

     
    Va bene ;-)…per il resto non sono affatto d’accordo. Ma ora proviamo ad andare avanti, poi magari ci ritorniamo. Per ora dico solo che ho capito il (pre)concetto di cui parli, ma per me (che sia "scientifico" o semplicemente filosofico) è e resta razionalmente sbagliato. Io non ho mai abbracciato Giulio Cesare, ma questo non vuol dire che io non possa avere la ragionevole certezza che sia esisitito e che abbia avuto quella determinata storia. La Storia non è una storiella nè un semplice racconto, sono due cose diverse. Ciao.

  12. Alberto says:

    Mmmmh… anche di Giulio Cesare le uniche fonti storiche disponibili raccontano che sia morto e risorto? Chissà… Io non trovo sia importante, come non credo sia importante se Gesù sia veramente esistito o meno. Questo può essere comprensibile o meno agli altri, ma per me è così.
    Però può essere divertente fare ipotesi al proposito, non c’è dubbio 🙂

  13. Ettore says:

     

    Però, ad esempio, le poche fonti che noi abbiamo su Pitagora dicono cose mirabolanti di lui. Nonostante questo oggi nessuno, credo, dubita più non solo dell’esistenza storica di Pitagora ma anche di certi aspetti essenziali della sua biografia (provenienza da Samo, arrivo a Crotone, fondazione della scuola…ecc) che sia danno per certi. Quando si ha a che fare col mondo antico ci si scontra inevitabilmente con delle fonti che hanno mentalità diverse dalla nostra, ma non per questo quelle fonti vanno automaticamente scartate.
    Sul fatto che fare ipotesi sia divertente, però, sono pienamente d’accordo 😉
     

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