Sulle persecuzioni romane contro i Cristiani

 

L’Impero Romano resistette alle pressioni interne ed esterne per un periodo molto lungo. Questo fu possibile anche grazie ad una attenta politica che cercava di evitare di esasperare gli animi degli sconfitti rendendoli “alleati”. In questo processo la raffinata cultura greco-romana giocava un ruolo fondamentale per l’integrazione nel sistema romano, che insieme alla politica del terrore non mancava di argomenti convincenti sotto l’aspetto economico. L’integrazione avveniva anche a livello religioso, i Romani riconoscevano le divinità delle popolazioni assoggettate e le facevano proprie. La religione aveva una riconosciuta funzione statale di instrumentum regni”. Tuttavia in questo contesto di assimilazione abbiamo una ininterrotta fase persecutoria contro i Cristiani che va dal 64 al 313 d.C. Si impone d’obbligo questa domanda: Perché nel multireligioso Pantheon romano non c’era posto per il Nazareno? Cosa aveva il Cristianesimo di diverso?

Il problema dei Cristiani era lo stesso che avevano avuto i Giudei. Roma era tollerante sì, ma fino a un certo punto. Le popolazioni soggette erano comunque costrette all’adorazione del genio dell’imperatore e a riconoscere la divinità di Roma. Il culto giudeo e quello cristiano avevano un carattere più esclusivo e il monoteismo li poneva già in una certa demagificazione del mondo. La richiesta di adorare l’imperatore o la sua effige era inconcepibile. Così il Cristianesimo cominciò ad essere visto come un pericolo per il sospetto di sovversione. Tertulliano e altri vietavano espressamente la partecipazione alle manifestazioni pubbliche, perché queste presupponevano sempre sacrifici  dei pagani o giochi cruenti. Questi ed altri comportamenti che noi oggi definiremmo semplicemente “riservati” allora venivano interpretati come un’inaccettabile critica, per quanto fosse tacita. I Cristiani divennero così il capro espiatorio di ogni sciagura e di ogni segno dell’ormai inevitabile decadenza del mondo antico. Accusati di ogni nefandezza erano visti anche come degli “anarchici”. La storiografia ha abbandonato da tempo la teoria che voleva il Cristianesimo come l’assassino dell’Impero Romano per il semplice motivo che quest’ultimo presentava, già nei primi secoli della nuova era, tutte quelle cause di decadenza (etiche, politiche, amministrative, economiche, demografiche ecc…) che si trascineranno fino alla simbolica deposizione di Romolo Augustolo. A questo aspetto dedicheremo un altro intervento, qui ci limitiamo solo a ricordare che già con san Paolo si invitavano i Cristiani a stare sottomessi alle autorità (Romani 13), anche non cristiane. Inoltre molti cristiani, in primis sant’Agostino, videro con orrore la caduta dell’Impero Romano credendo addirittura che fosse il preludio della fine del mondo.

 

Dopo questa premessa passiamo all’analisi delle persecuzioni. Prima abbiamo parlato di una ininterrotta fase persecutoria che si protrae fino al IV sec. d.C. ma non bisogna credere che tutti questi anni abbiano visto persecuzioni. Infatti in questo lungo arco di tempo si ebbero molti periodi di relativa tranquillità, i quali però furono spesso seguiti da improvvise vampate di furore anticristiano. Partiamo dalla prima persecuzione del 64, quella di Nerone. Su di essa ci soffermeremo particolarmente perché ci sembra essere una delle più contestate. Cerchiamo di ragionare sulle fonti, abbiamo la fortuna di avere un passo di Tacito (uno dei più grandi storici dell’antichità) su questo episodio:

 

Tacito, Annales, Libro XV, 44. “Perciò, per far cessare tale diceria, Nerone si inventò dei colpevoli e sottomise a pene raffinatissime coloro che la plebaglia, detestandoli a causa delle loro nefandezze, denominava cristiani. Origine di questo nome era Cristo, il quale sotto l’impero di Tiberio era stato condannato al supplizio dal procuratore Ponzio Pilato; e, momentaneamente sopita, questa esiziale superstizione di nuovo si diffondeva, non solo per la Giudea, focolare di quel morbo, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluisce e viene tenuto in onore tutto ciò che vi è di turpe e di vergognoso. Perciò, da principio vennero arrestati coloro che confessavano, quindi, dietro denuncia di questi, fu condannata una ingente moltitudine, non tanto per l’accusa dell’incendio, quanto per odio del genere umano. Inoltre, a quelli che andavano a morire si aggiungevano beffe: coperti di pelli ferine, perivano dilaniati dai cani, o venivano crocifissi oppure arsi vivi in guisa di torce, per servire da illuminazione notturna al calare della notte. Nerone aveva offerto i suoi giardini e celebrava giochi circensi, mescolato alla plebe in veste d’auriga o ritto sul cocchio. Perciò, benché si trattasse di rei, meritevoli di pene severissime, nasceva un senso di pietà, in quanto venivano uccisi non per il bene comune, ma per la ferocia di un solo uomo.”

Per l’attendibilità di Tacito rimandiamo al relativo intervento. In esso abbiamo anche riportato il passo dove lo storico riporta semplicemente l’ipotesi che voleva Nerone responsabile del terribile incendio. Chi vuole spiegare il sopra riportato passo come una semplice esigenza di far apparire Nerone come una persona feroce deve spiegare diverse cose. Se l’intento era puramente quello di screditare Nerone, non sarebbe stato più facile accusarlo direttamente di aver provocato l’incendio? L’incendio dell’Urbe era un qualcosa di infinitamente più grave di quello di aver mandato a morte i Cristiani, per Tacito e gli altri storici romani quest’ultimo non è neanche un crimine. Nel passo si legge chiaramente che il Nostro ritiene i Cristiani meritevoli di morte, al massimo può avere da ridire sulle modalità, ma la cosa non ha poi grande importanza (in questa prospettiva). Tutti i manuali presentano quella di Nerone come la prima persecuzione anticristiana, tentare di “scagionare” l’imperatore negando alla persecuzione un ruolo ufficiale sembra del tutto infondato. Tacito non è l’unica fonte, leggiamo Svetonio:

 

De vita Caesarum, Nero,16. “…furono inviati al supplizio i Cristiani, genere di uomini dediti a una nuova e malefica superstizione…”

 

Anche Svetonio, come Tacito, è antineroniano. Inutile far notare però che entrambi sono più anticristiani che antineroniani, non credo che dopotutto Nerone sia mai bollato come nemico dell’umanità. Da notare che Svetonio inserisce l’episodio dei Cristiani non fra le cose negative del principato neroniano, ma fra quelle positive. Basta controllare il contesto in cui il passo è inserito per rendersene conto. Abbiamo quindi due fonti autorevoli da parte pagana che non hanno quindi nessun interesse a far apparire gli odiati Cristiani come delle vittime, né ad enfatizzare la ferocia di quella persecuzione. Tacito perla senza remore di una “ingente moltitudine”. Abbiamo però un’altra fonte importante a conferma di queste notizie. Si tratta di un passo della lettera ai Corinzi di san Clemente, successore di Pietro a capo della comunità di Roma:

 

«Prendiamo in considerazione i buoni apostoli: Pietro, che per gelosia ingiusta sopportò non uno né due ma molti affanni, e così, dopo aver reso testimonianza, s’incamminò verso il meritato luogo della gloria. […] Intorno a questi uomini [Pietro e Paolo] che piamente si comportarono si raccolse una grande moltitudine di eletti, i quali, dopo aver sofferto per gelosia molti oltraggi e tormenti, divennero fra noi bellissimo esempio» (Lettera ai Corinzi 5-6).

 

La lettera di san Clemente è datata al 96 d.C circa e la persecuzione alla quale si fa riferimento non può che essere quella del 64. Abbiamo quindi una importante concordanza fra le fonti: sia quelle pagane sia quelle cristiane dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’esistenza della persecuzione neroniana. Tacito e san Clemente poi parlano entrambi di una moltitudine di martiri, segno non solo che la persecuzione vi fu ma anche che fu alquanto feroce. Chiaramente per moltitudine non bisogna intendere milioni di persone ma comunque, come minimo, un numero a tre cifre. La persecuzione fu infatti limitata alla città di Roma ma dovette colpire molto duramente la comunità cristiana dell’Urbe. Inoltre si protrasse fino al 68, anno della morte di Nerone.

 

Fino a Decio le persecuzioni non furono portate alle estreme conseguenze essendo vampate di furore anticristiano scoppiate a livello locale. Esse potevano essere scatenate dall’imperatore come da un governatore di provincia. Per quanto riguarda le persecuzioni imperiali, dopo la persecuzione di Nerone, si ebbe quella di Domiziano (verso la fine del I sec. d.C). Qui non è possibile analizzarle tutte per cui accenneremo soltanto quelle più importanti. La prima vera persecuzione di carattere generale fu quella di Decio (149-251) che fu breve ma molto cruenta. La persecuzione più violenta e lunga fu quella di Diocleziano, essa iniziò nel 303 e continuò fino al 306 in Occidente e addirittura fino al 313 in Oriente. Fra i vari provvedimenti c’era, ancora una volta, l’obbligo per tutti di sacrificare agli dèi. In Occidente la persecuzione fu meno cruenta grazie alla moderazione di Costanzo Cloro, ma vide comunque la distruzione delle chiese e la limitazione di alcuni diritti civili.

 

Queste sono solo alcune fra le persecuzioni di carattere imperiale e generale. La famosa lettera di Plinio il Giovane a Traiano ci spiega perché si può parlare di fatto di una ininterrotta fase persecutoria. Traiano non organizzò una vera e propria persecuzione, comunque nulla di simile a quella di Decio o di Diocleziano. Eppure Plinio, legato proconsolare in Bitinia, afferma con leggerezza di avere mandato a morte alcuni cristiani perché gli sembrava da punire la loro ostinazione. Traiano gli risponde che i Cristiani non vanno ricercati e che bisogna occuparsi di loro solo se denunciati (ma non su denuncia anonima). Questo ci fa capire che anche negli anni di pace, in cui non si ebbe nessuna persecuzione imperiale, c’è una persecuzione locale e quotidiana. Chiaramente ci troviamo in un quadro storico molto vasto e differenziato e in un arco di tempo relativamente lungo. A nostro parere è sbagliato affermare che per tutti e quattro i secoli presi in esame si hanno avuto vere e proprie persecuzioni, ma è errato anche minimizzare la reale portata del fenomeno limitandolo alle grandi persecuzioni. Anche sotto gli imperatori più favorevoli ai cristiani come Commodo e Filippo l’Arabo si ebbero persecuzioni locali. Queste non erano imperiali ma non erano nemmeno illegali, i governatori delle province ne avevano il potere. La persecuzione contro i cristiani non aveva bisogno sempre di interventi straordinari come gli editti imperiali, perché bastava la legge ordinaria. Questo fino all’Editto di Milano del 311, quando il Cristianesimo divenne finalmente religio licita. Le fonti pagane che abbiamo riportato bastano da solo per far capire quanto odiosi fossero agli occhi dei Romani i Cristiani; per cui è ragionevole supporre che provvedimenti come quelli presi da Plinio il Giovane non fossero affatto inusuali. Questo aspetto sfugge ad un rigoroso controllo ma negarlo sarebbe sciocco. Le grandi persecuzioni di Decio e di Diocleziano sono solo la punta dell’iceberg.

 

Per quanto riguarda una stima orientativa delle vittime, anche per quanto detto sopra, non sappiamo dire. Certo è che sarebbe ingenuo pensare di poter fissare una stima definitiva appiattendola sulla somma aritmetica dei nomi dei martiri reperibili nelle catacombe e negli Atti dei martiri. Per il semplice motivo che questi non possono che essere dati parziali e comunque non esaurienti. Così come sarebbe ingenuo confondere il numero dei martiri ufficialmente riconosciuti dalla Chiesa con quello delle vittime effettive. Inoltre per vittime non bisogna intendere solo le persone uccise ma anche tutte quelle che finirono in carcere, che furono torurate, esiliate, stuprate, private dei loro beni e torturate.

 

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7 Responses to Sulle persecuzioni romane contro i Cristiani

  1. cleo says:

    LETTURA INTERESSANTE…UN VERO E PROPRIO TRATTATO STORICO…SE RIUSCISSI A PASSARE DI QUI CON COSTANZA RIPASSEREI UN PO’ DI STORIA…CIAO CLEO

  2. Ettore says:

    Grazie…troppo gentile 😉 Ciao

  3. gıøяgıα says:

    ciao, non so chi sei, ma sappi che mi sei stato utilissimo questo blog x il mio compito di storia. grazie…

  4. Ettore says:

    Grazie a te, fa piacere sapere di essere utile 🙂 Ciao.

  5. Carmine says:

    Splendido trattatello. Stavolta non c’è assolutamente nulla da obiettare. Ho già letto il passo di Plinio il Giovane. Purtroppo non mi meraviglio. L’uso di gratuita e disumana violenza era prerogativa dei romani già almeno dall’epoca gracchiana, se non anche prima.

  6. anti says:

    Premesso che sono un cristiano vi invito a leggere un interessante libro "Il gallo cantò ancora" Storia critica della chiesa, scritta da uno storico tedesco che con tanto di svariati fonti porta alla vera conoscenza di cose che ancora oggi riteniamo scontate, compreso le persecuzioni…buona lettura (dimenticavo questo libro è stato sempre osteggiato dalla chiesa ufficiale, ancora oggi non è pubblicizato ne lo troverete facilmente nelle librerie se non chiedete espressamente il titolo etc… sic)

  7. Ettore says:

    Lei fa riferimento a Karlheinz Deschner, ma temo che definirlo storico sia un pò eccessivo. Basta scorrere gli indici dei suoi libri per capire quanto siano faziose queste opere e da quello che ho visto portano argomenti del tutto superati oggi, basti pensare alla storicità di Cristo e al rapporto fra Chiesa cattolica e nazismo. Non bisogna lasciarsi abbagliare dalla bibliografia, io ho studiato opere che ne avevano anche di più grandi ma che in realtà o citavano faziosamente le fonti, o le inventavano, oppure rimandavano ad altre opere di altri presunti storici. Mi sembra molto fondata la critica che ho trovato su wikipedia:"Una volta Deschner ha affermato: “Scrivo da nemico, perché la storia di coloro che descrivo mi ha reso loro nemico”. Prendendo spunto da ciò, Georg Denzler, professore di Storia ecclesiastica all’università di Bamberga, ha risposto: “Una tale motivazione non può mai essere la base di una seria storiografia. […] Deschner non conosce alcuno studio delle fonti, dimostra una scelta della letteratura estremamente unilaterale, interpreta le fonti senza considerarne il contesto, tratta singoli eventi come se fossero la totalità e simula un apparato erudito di note nel quale spesso non è possibile verificare ciò che viene affermato. […] Deschner è colto, ma certamente gli mancano un pensiero e un giudizio storici”. Queste ed altre considerazioni negative sul lavoro di Deschner sono state raccolte e discusse nel principio dell’ottobre del 1992, quando si è svolto in Germania un convegno sull’argomento, al quale hanno preso parte ventidue eminenti specialisti di storia antica, storia della Chiesa, patrologia, archeologia e storia del diritto canonico, di diverso orientamento religioso. Durante il convegno è stata espressa una forte critica al metodo e ai risultati dell’indagine storiografica di Deschner. Gli Atti del convegno sono stati pubblicati con il titolo Criminalizzazione del cristianesimo? (Hans Reinhard Seeliger, Kriminalisierung des Christentums? Karlheinz Deschners Kirchengeschichte auf dem Prüfstand, Freiburg, Herder, 1993).In una sua opera recente il famoso teologo Hans Küng – cattolico ma critico verso la gerarchia romana – pur riconoscendo l’importanza di critiche anche radicali quali quella dell’opera di Deschner, ha espresso un parere negativo riguardo agli asserti di tale autore, sostenendo la sostanziale non-novità dei dati esposti e la faziosità di un intento esplicitamente criminalizzante del cristianesimo che negandosi a un bilancio comprendente tanto i lati positivi che negativi, si limita a raggruppare solo questi ultimi (H. Küng, Cristianesimo, Rizzoli 1997, pp. 17-18)."Se perfino Hans Kung ne dubita, vuol dire che c’è proprio qualcosa che non va. Mi sembra che la lettura dei suoi libri sia più che altro utile allo studio della cultura anticlericale, chi è interessato al rigore scientifico ha ben altre opere da consultare…

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