Sulla attendibilità di Tacito

A lungo Tacito è stato considerato come una sorta di poeta della storia: uno storico che all’indagine scrupolosa univa il gusto per il drammatico quando non per il tragico. Lo stesso Francesco Arnaldi, insieme ad altri famosi critici letterari, condivideva questo giudizio in parte negativo. Tuttavia se oggi andate nel dipartimento di Filologia Classica, a lui dedicato, della Federico II si può facilmente verificare che la critica, da allora, ha molto sviluppato gli studi su Tacito attenuando molto questo giudizio (per quanto ancora diffuso nei manuali meno recenti). A lungo si è dibattuto anche sulla veridicità dei discorsi diretti riportati da Tacito nelle sue opere, oggi però si è dimostrato (anche tramite ritrovamenti archeologici) che lo storico romano è sostanzialmente attendibile anche su questo aspetto. Prima di approfondire queste considerazioni non è inopportuno riportare un passo della grande studiosa Margherita Guarducci, nel capolavoro Pietro ritrovato, dove si pone il problema dell’attendibilità di Tacito. Citiamo da pagina 27:

 

Ma si può veramente fidarsi della cronologia di Tacito? Sì: tutti gli studiosi sono concordi nell’affermare che, almeno per quanto riguarda gli avvenimenti di Roma, Tacito è sempre attendibile. Non si deve dimenticare infatti ch’egli aveva a sua disposizione gli Atti del senato e gli Acta diurna, cioè i giornali dell’epoca. Trattandosi poi, come in questo caso, di avvenimenti di poco precedenti all’età sua, egli poteva ricorrere anche a testimoni oculari.

 

Da notare che l’autrice sta prendendo in esame la persecuzione di Nerone e che il libro fu pubblicato nel 1970, ovvero quando il suddetto dibattito storico doveva essere ancora molto accesso. Già allora, nonostante tutto, Tacito veniva ritenuto sempre attendibile per le vicende della  Città eterna. Oggi vengono usate classificazioni diverse dal passato e più attinenti alle caratteristiche degli storici romani. Un contributo significativo in questo senso è stato dato da Syme che, nel saggio Livy and Augustus, distingue due filoni storiografici: quello dei senatori e quello dei letterati. Il primo coincide spesso con quello definito “filone pragmatico” e il secondo con quello detto “filone drammatico” (o tragico). Un accenno a queste due categorie si trova già (anche se non nominate espressamente) nel manuale “La produzione letteraria nell’antica Roma” (Monaco De Bernardis Sorci) a pag. 304 dove si parla della tendenza di Tacito verso l’uomo (mettendo da parte il divino). Una trattazione più completa si trova invece nel saggio Storiografia di senatori e storiografia di letterati in Aspetti del pensiero storico latino. In questo saggio La Penna accetta le due categorie ma le attenua perchè Syme, isolando il filone “aureo” dei senatori, svalutava troppo i letterati come “uomini inetti a creare storia” (dice La Penna). Quindi è vero che Tacito, come tutti gli storici latini, interpreta l’opera storica come un’opera d’arte e per questo tende a “drammatizzare” con un impianto tragico e col gusto per la ritrattistica (con un particolare interesse anche per l’aspetto psicologico) ma lui presenta delle caratteristiche che lo differenziano troppo da altri storici. Infatti la differenza tra Tacito (che aveva per modello Sallustio e Tucidide) e Livio è troppo grande per essere passata sotto silenzio. Anche gli antichi erano a conoscenza dell’esistenza dei due filoni e per questo  è illuminante un passo delle Istitutiones di Quintiliano:

 

Ma la storia non potrebbe cedere davanti ai Greci. Non avrei paura di contrapporre Sallustio a Tucidide, Erodoto non si indignerebbe se gli venisse accostato Tito Livio.. (Istitutiones Liber X – CI).

 

Con questo passo Quintiliano vuole indicare la raggiunta parità della storiografia latina con quella greca, individuando in Sallustio il Tucidide “latino” e in Livio il rispettivo Erodoto. L’accostamento non è casuale e indica proprio la differenza fra il filone pragmatico (fondato da Tucidide) e quello drammatico (fondato da Erodoto). Per capire la differenza basta fare qualche esempio. Erodoto, descrivendo la Sicilia, riporta la tradizione che la voleva anticamente abitata dai giganti (ma invita, allo stesso tempo, il lettore a credere come voleva). Una cosa del genere difficilmente si trova in Tucidide e quindi anche in Sallustio e in Tacito. Infatti Livio, il campione latino del filone drammatico, ha una metodologia molto simile a quella di Erodoto con una forte presenza di leggende e storie fantastiche. Un’altra differenza significativa è che Tacito e Sallustio danno un’interpretazione razionale dei fatti e, non limitandosi alla semplice narrazione annalistica e cronologica, si interrogano sulla “ratio” (il motivo che si cela dietro gli avvenimenti). Livio invece sembra interessarsi più al diletto che alla ricerca incondizionata del vero, è un modo diverso di fare storia ma resta sempre una fonte importante.

 

Ora se Quintiliano prendeva a modello Sallustio si può ben dire che, per la critica moderna, Tacito è il “nostro” Tucidide perchè pur essendo uno storico antico ha molti elementi moderni. Sul problema del successo di Tacito fra i contemporanei ci limiteremo a dire che egli ebbe scarso successo anche, probabilmente, per motivi ideologici. Prima di tutto fu ostracizzato per le critiche ai vari imperatori e alla gestione/trasmissione del potere in età imperiale. Poi non fu irrilevante il giudizio negativo di Tertulliano che definì Tacito un bugiardo per le cose che aveva detto contro gli Ebrei. Nella quattordicesima orazione Marco Antonio Mureti riporta che Tertulliano definì Tacito come un mendaciorum loquacissimum. Questo perché nel V libro delle Historiae lo storico dava un quadro a tinte fosche dei Giudei giudicando abominevoli le loro usanze e non risparmiando nemmeno la loro terra vista inospitale e malsana (Historia, Liber V- IV, V, VI). Questo mostra anche quanto fosse antico l’antisemitismo, tanto che nel mondo antico esisteva una vera e propria letteratura antisemitica (a dispetto di quelli che ne parlano come una invenzione cristiana). Comunque, dall’Umanesimo in poi, Sallustio venne scalzato da Tacito perché fu finalmente possibile giudicarlo serenamente; c’è anche da dire, però, che prima di allora molti libri delle sue opere erano caduti nell’oblio per cui anche nel Medioevo Tacito era stato anche poco conosciuto.

Per verificare l’attendibilità di Tacito è necessario vedere, prima di tutto, l’uso che fa delle fonti. Tacito riporta il discorso di Claudio per la concessione della cittadinanza ai maggiorenti della Gallia Comata e quello di Tiberio per il processo contro Pisone padre dopo la morte di Germanico. La conferma che Tacito riporta il vero ci viene dalla tabula Lungunensis per il primo e da una copia di un senatum consultum trovata nel sud della Spagna (per il secondo). Le aggiunte di carattere letterario da parte dell’autore ci sono (con la famosa drammatizzazione) ma la sostanza dei discorsi riportati è la stessa. Il Nostro inoltre presenta una grande onestà nei confronti dei lettori riportando i diversi punti di vista degli eventi e prendendo posizione nelle questioni controverse, a differenza di Livio che invece raramente si schiera limitandosi a riportare le opinioni differenti. Per questo le opere tacitiane possono essere usate come una fonte interpretativa, quelle di Livio no. L’onestà nei confronti dei lettori si vede anche nel modo in cui riporta i discorsi; ad esempio nelle Historiae, introducendo il discorso di Galba, scrive:

 

Igitur Galba, adprehensa Pisonis manu in hunc modum locutus fertur:.. (Historiae, I-XV)

 

Si racconta che Galba, presa la mano di Pisone, abbia parlato così:…. (Historiae 1-15)

 

Quel “fertur” è una spia metodologica importantissima perchè Tacito ammette di riportare il tono complessivo del discorso,  quindi si può dire che l’elaborazione dello storico c’è ma sulla base di un dato reale. Il Nostro, inoltre, quando non è sicuro di una cosa lo ammette senza riserve. Tacito è incredibilmente moderno, non dice mai niente per caso (nemmeno le parole che usa); anche in lui si trovano faziosità, imprecisioni ed errori ma è una fonte molto attendibile. Presentarlo come uno storico tragico (o drammatico, che è lo stesso) è piuttosto ingeneroso perchè non rende l’idea del suo genio che merita invece lo status di storico a tutti gli effetti. Da molti è considerato, insieme a Tucidide, il più grande storico dell’antichità. C’è un passo delle Annales che forse rende bene l’idea di quanto Tacito fosse consapevole dei rischi che si corrono nell’indagine storica:

 

Tanta ambiguità portano con sé i fatti più importanti, perché alcuni accettano come verità provata ciò che hanno in qualsivoglia modo sentito, altri alla verità cambiano il volto: e tanto le une che le altre notizie, con i passar del tempo acquistano consistenza (Annales, Libro III-19).

 

Tacito quindi mostra di avere un metodo avanzato che non si esaurisce nelle dicerie, egli inoltre aveva a disposizione gli archivi avendo ricoperto un ruolo politico di una certa importanza.

Alcuni hanno voluto vedere in Tacito un repubblicano nostalgico che per questo tende a parlare, sempre e comunque, male degli imperatori e soprattutto della dinastia giulio-claudia. In realtà lo storico mostra in più passi di ritenere anacronistico ogni tentativo di ritorno al passato repubblicano che è stato ormai consegnato alla storia. Quindi Tacito non è contro l’impero, semplicemente critica i metodi di gestione e trasmissione del potere in età imperiale. Guarda al passato perché spera di poter cambiare il presente, una speranza che andò presto svanita. Pertanto, è vero che Tacito non è totalmente obiettivo ma bisogna anche ammettere che all’obiettività assoluta si può solo tendere e non raggiungerla. Le pretese di obiettività assoluta sono ormai abbandonate anche dagli storici moderni perché quella storica è sempre una ricostruzione. Quindi Tacito dà senza dubbio un giudizio negativo di Nerone e di Tiberio ma non bisogna credere che lo storico sia sempre pronto a dare sfogo al suo livore. Proprio su Tiberio e su Nerone si possono riportare degli esempi che sono illuminanti. Riguardo la morte di Germanico, Tacito fa capire che la notizia non dovette dispiacere a Tiberio, il dissimulatore per eccellenza. Tuttavia lo storico non accusa l’imperatore di essere coinvolto nell’assassinio, mostra forse fra le righe di esserne convinto ma non si azzarda ad affermarlo. L’unica spiegazione che si può dare a questo è che Tacito, pur essendo avverso a Tiberio, non lo accusa gratuitamente con azzardi che non è in grado di dimostrare. Riguardo Nerone riportiamo un altro passo:

 

Seguì poi un disastro (non si sa se dovuto al caso o alla malvagità del principe, poiché entrambe le versioni furono tramandate dagli storici), che fu più grave e più spaventoso di tutti quelli che accaddero a questa città per la violenza degli incendi (Annales, XV-38).

 

Probabilmente a Tacito non dispiacerebbe di poter accusare Nerone anche di questo, ma non lo fa. Avrebbe potuto dare spazio alla sola versione che voleva Nerone colpevole dell’incendio, invece con grande onestà intellettuale ammette di non sapere e riporta entrambe le versioni. Per questo noi ci sentiamo di consigliare molta prudenza prima di insinuare che Tacito dica questa o quella cosa semplicemente perché è avverso a questo o quell’imperatore. Non che questa possibilità non debba essere tenuta in considerazione né può essere esclusa a priori, ma di fronte ad un metodo così efficiente e che dà dimostrazione di una certa obiettività, anche con gli imperatori che la tradizione ha sempre presentato come “cattivi”, non si possono negare con leggerezza notizie che magari trovano anche riscontro in altre fonti o che, sempre a livello documentario e storico, non presentano nessuna difficoltà né contraddizione. Alla luce di queste ed altre considerazioni analizzeremo, in altri interventi, il famoso passo su Gesù doppiamente contestato da alcuni in merito alla storicità dei Vangeli e della persecuzione neroniana.

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2 Responses to Sulla attendibilità di Tacito

  1. Zel says:

    Aspetto i prossimi capitoli.

  2. Ettore says:

     
    Bene 🙂

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