La distruzione dell’inconfutabile Cascioli

Non mancano in rete i sostenitori di questo signore, probabilmente a molti questo nome dirà ben poco ma è il caso di analizzare la vicenda. Trattasi di un altro presunto storico del Cristianesimo che ha anche un sito molto divertente dove si autodichiara inconfutabile. Adesso questo sarebbe già sufficiente per fermarci e concludere che si tratta semplicemente di un cialtrone: un vero storico non si dichiarerebbe mai inconfutabile, è una vera bestemmia. Cascioli è l’autore del libro “La favola di Cristo” dove si presenta la dimostrazione, anche questa inconfutabile, che Cristo non è mai esistito. Ma non bastava, no. Pensate che Cascioli ha denunciato la Chiesa cattolica per «abuso di credulità popolare» e «sostituzione di persona» perchè secondo lui la figura di Gesù fu costruita su un certo Giovanni di Gamala. Il casus belli arrivò da un suo amico parrocco che aveva osato scrivere in un bollettino parrocchiale che Gesù è veramente esistito. Ora quale vero storico porterebbe in tribunale un dibattito storiografico (se così lo vogliamo chiamare) e poi col tentativo di instaurare un reato d’opinione? Nessuno, chiaramente. Però ora arriva il momento più bello, vedere su quali ineccepibili fonti si basa l’inconfutabile dimostrazione storica. Riportiamo questo testo dal suo sito:

“Lasciando l’annosa discussione riguardo la sua esistenza al tempo di Gesù che da alcuni è negata perché nessun documento ne parla prima del IX secolo, mentre da altri viene riconosciuta sotto forma di un piccolo raggruppamento di capanne dai tetti di paglia, procediamo nella dimostrazione della seconda prova considerando Nazaret nella sua posizione geografica leggermente collinare distante circa trentacinque chilometri dal lago di Tiberiade. Analizzando i vangeli non si può non restare sorpresi dal fatto che le descrizioni che essi fanno della patria di Gesù non hanno nulla a che vedere con la realtà.

Leggiamo insieme: <<Terminate queste parabole, Gesù partì di là e venuto nella sua patria insegnava nella Sinagoga. La gente del suo paese, riconosciutolo, si mise a parlare di lui. Gesù, udito ciò che dicevano, partì di là su una barca, ma visto che la gente restava sulla spiaggia guarì i malati e moltiplicò i pani e i pesci. Congedata la folla, salì sul monte e si mise a pregare. Dal monte vide che sotto, nel lago di Tiberiade, la barca degli apostoli era messa in pericolo dalle onde generate dal vento che si era improvvisamente levato>>. (Mt. 13,2).

Se la patria di Gesù è Nazaret, come viene affermato dalla Chiesa, e Nazaret è una città situata su una zona leggermente collinare e lontana dal lago di Tiberiade trentacinque chilometri, vorrei che almeno uno dei tre (don Enrico Righi, il card. Biffi e il Vescovo Carraro), ai quali mi sono rivolto perché mi dessero una prova, una soltanto, dell’esistenza storica di Gesù,mi spiegasse come possa esserci una riva, delle barche e un monte che si erge sul lago di Tiberiade. Una vera contraddizione che non può trovare nessuna giustificazione, anche la più assurda, dal momento che la troviamo ripetutamente confermata da tutti gli evangelisti come risulta dai passi sotto riportati:

<<Gesù si recò a Nazaret dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di Sabato nella sinagoga e si alzò a leggere… all’udire queste cose tutti furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero al ciglio del monte sul quale la città era situata per gettarlo giù dal precipizio, ma egli, passando in mezzo a loro se ne andò>>. (Lc. 4- 14 e segg.).

<<Quel giorno Gesù uscì di casa e, sedutosi in riva al mare(lago di Tiberiade), cominciò a raccogliersi intorno a lui tanta folla che dovette salire su una barca>>. (Mt. 13- 1,2).

<<Sentendo ciò che diceva, una gran folla si recò da Gesù. Allora egli pregò i suoi discepoli che gli mettessero a disposizione una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero… salì poi sul monte,chiamò a sé quelli che volle andassero da lui… Entrò in casa e si radunò intorno a lui molta folla, al punto che non poteva neppure prendere cibo. Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori lo mandarono a chiamare. Dopo aver spiegato chiaramente chi fossero realmente i suoi parenti, uscito di casa, Gesù si mise a insegnare di nuovo lungo il mare >>…e come questi, tanti sono ancora i passi dei quattro evangelisti che, riferendosi alla città natale di Gesù, escludono nella maniera più evidente che Nazaret possa essere la sua patria almeno che non si voglia, e tutto è possibile alla fede, mettere barche in un paese che dista trentacinque chilometri dal lago di Tiberiade e trasformare un pagliaio in una montagna.

Basta rileggere uno solo dei passi evangeli citati per renderci conto che la città di Gesù, corrispondendo esattamente alla descrizione di Giuseppe Flavio, non è assolutamente Nazaret ma Gamala”
[Tratto dal sito di Cascioli]
Nel testo si afferma che non ne esistono documenti a riguardo prima del IX secolo. FALSO. Nel 1962 dalle rovine di Cesarea Marittima gli archeologi estrassero una lapide in marmo grigio che riportava il nome della località di Nazareth. La datazione della lapide è sicuramente non posteriore al III secolo d.C. Anche Messori ne parla nel suo “Ipotesi su Gesù” (pag. 190, nuova edizione). Una datazione che rende altamente improbabile l’ipotesi di un’invenzione ad hoc dei Cristiani che, per rendere verosimile il Vangelo, si sarebbero ad un certo punto inventati una Nazareth. Infatti quelli che nel tempo hanno sostenuto l’invenzione di Nazareth  dovevano, per forza di cose, supporre che la cosa fosse avvenuta molto più tardi. Ad esempio una decina di secoli dopo. Inoltre bisogna tenere presente che per quasi duemila anni nessuno ha mai dubitato dell’esistenza storica di Cristo, era un problema che semplicemente non esisteva.
E’ bene ricordare, infine, che l’odierna città di Nazareth era sicuramente un villaggio ebraico ai tempi di Gesù, lo dimostrano i ritrovamenti archeologici. Quindi i cristiani, se vogliamo assumere questa prospettiva anacronistica, di sicuro non hanno fondato ex-novo una città per creare una Nazareth. Devono essersi appropriati di un vecchio villaggio e devono avergli cambiato il nome. E questo quando il Cristianesimo era ormai la religione dell’impero? No, nel terzo secolo. Quando erano ancora una setta perseguitata o comunque perseguitabile. Inoltre non si capisce perchè i Vangeli, che sono testimonianza contemporanee, avrebbero dovuto esporsi ad un tale rischio di sburgiardamento mettendo come domicilio di Gesù un villaggio che non esisteva. Magari per applicare la profezia del “nazareno”? Direi che il gioco non valeva la candela, visto che si trattava di un dettaglio.
Il ritrovamento della lapide di Cesarea pose fine al dibattito storiografico sull’esistenza di Nazaret, ma ovviamente Cascioli non ne è a conoscenza. Del resto sono passati solo quarantasei anni dal ritrovamento…
Veniamo ora alle citazioni:
1– Matteo 13,2. la citazione è falsa, il passo riportato non esiste. Tanto è vero che dopo è citato nuovamente un Matteo 13,1-2 che invece riporta il passo originale, ora come faccia un solo versetto a contenere due passi differenti per me resta un mistero. Forse la fede anticlericale e anticristiana può far convivere due passi, dei quali uno non esiste, in uno stesso versetto: ma non era la fede cristiana che faceva miracoli? Il passo citato con la falsa dicitura Matteo 13,2 è stato inventato d sana pianta, ho trovato solo le prime due fasi nello stesso capitolo che al verso 53 dice:” Quando Gesù ebbe terminato queste parabole se ne andò di là. Venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga in maniera che essi restavano stupiti e dicevano…”. si tratta quindi di Matteo 13,53-58 che è molto diverso dal passo del Cascioli, nel passo reale non ci sn barche e nemmeno spiagge.
2– Forse l’unica citazione corretta.
3– Matteo 13,1-2. Siamo sicuri che Gesù si trovi a Nazareth? Sicuri che la sua casa fosse lì? Vediamo cosa ne dice lo stesso Matteo qualche capitolo prima:
“…e lasciata Nazareth andò ad abitare a Cafarnao…” (Matteo 4,13).
Quindi la casa di Gesù del Matteo 13,1-2 nn è più a Nazareth ma a Cafarnao, notoriamente la città di Gesù. Quando Gesù si reca a Nazareth lo dice sempre chiaramente come in Matteo 54 “venuto nella sua patria…”.

4-L’ultima
citazione manca del doveroso riferimento al testo. L’unico passo
somigliante è Marco 3,7 e successivi, il quale però è molto diverso da
quello riportato. Con tutta probabilità si tratta di un passo inventato
di sana pianta. Ad ogni modo il capitolo precedente specifica che:

“Rientrato alcuni giorni dopo a Cafarnao…” (Marco 2,1)
Dopo questo passo non sono segnalati altri spostamenti di Gesù, per cui la casa del passo di Cascioli anche in questo caso non è a Nazaret ma a Cafarnao che era situata sulle rive del lago di Tiberiade, rendendo il tutto molto coerente. Quindi nessuno mette miracolosamente delle barche a Nazaret, nè il Vangelo nè la fede, solo Cascioli. L’identificazione di Nazaret con Gamala è semplicemente assurda ed è chiaro che è solo funzionale (cioè creata ad hoc) per una identificazione ancora più assurda di Gesù con questo Giovanni di Gamala. Molto probabilmente quest’ultimo deve essere solo un personaggio che il Cascioli ha scelto a caso per poterlo presentare come improbabile modello per la figura di Gesù.
Ecco un assaggio del metodo di Cascioli: inventarsi le fonti o applicare a Nazaret dei passi dove Gesù non è Nazaret. Veramente inconfutabile. Cascioli è solo l’ultimo dei tentativi di terrorismo psicologico dalla parte più estrema di questa cultura anticlericale e anticristiana che fa affidamento sull’ignoranza comune e sulla fiducia che gli sciocchi prenderanno per buone le conclusioni senza verificare le prove. Cercano così di intimorire i credenti, di obbligarli a dire che i Vangeli sono tutto un mito anche con minacce penali. Ormai il nostro paese vede emergere ogni giorno una serie di cialtroni, da Odifreddi a Cascioli, che si improvvisano storici senza che nessuno si permetta mai di contraddirli efficacemente e pubblicamente così che, col passare del tempo, questi signori diventano stimati “intellettuali” (tanto che già vengono accolti in Parlamento) mentre la vera scienza storica è messa ai margini. L’inconfutabile Cascioli ci denunci pure, noi non abbiamo paura. 

Per leggere il seguito, cliccate qui

 

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9 Responses to La distruzione dell’inconfutabile Cascioli

  1. don Marco says:

    Ciao! Innanzitutto grazie per avermi aggiunto tra gli amici…
    Voglio segnalarti riguardo questo tuo intervento il testo di don Silvio Barbaglia, docente di Sacra Scrittura presso il Seminario Vescovile di Novara, responsabile del Progetto Culturale in Diocesi in risposta a Cascioli. http://www.lanuovaregaldi.it/doc/evento/Cascioli.pdf
    Trovi anche altro materiale a riguardo (anche audio-video) sempre nel sito http://www.lanuovaregaldi.it
    Magari ne sei già a conoscenza; in tal caso può essere utile per i lettori del tuo blog!
    Bravo, bel lavoro!
    Se vuoi aggiungimi anche nei contatti msn.
    ciao!
    don marco
     

  2. Ettore says:

     
    Sì, ne ero già a conoscenza ma hai fatto bene a fare questa segnalazione perchè il testo di don Silvio Barbaglia è molto ben fatto e anche sapientemente ironico…grazie ciao.

  3. Zel says:

    AH ecco, così te lo dico qui: del Signor Cascioli io non so proprio nulla, nè compete ai miei studi. E’ campo di Patatrak e felicemente glielo lascio!
    Io studio Storia (quindi anche fatti storici narrati nella Bibbia), ma principalmente Demonologia Biblica e Cattolica… Oltre che agl iantichi culti e alle misterosofie.
    Detto questo, la discussione sul mio blog è molto intrigante anche se spesso non capisco quello che c’è scritto, ma comunque fate pure perchè la Conoscenza è sempre bene accetta!
    Kiss kiss

  4. mattiafabbri says:

    Premetto che sono ateo, ma tutt’altro che estimatore di Cascioli, e che concordo con voi sul fatto che uno storico veramente serio non possa MAI autodichiararsi inconfutabile. Vorrei però suggerirvi uno spunto di riflessione. David Donnini, nel suo ultimo lavoro (Gamala. Il segreto delle origini di Gesù), sostiene che l’iscrizione della lapide di Cesarea è stata datata al III o IV sec. D.C., sei o settecento anni più tardi. Se è vero quanto afferma – e Donnini è sicuramente molto più serio e preparato di Cascioli – la questione dell’esistenza di Nazareth al tempo di Gesù rimane aperta….A livello letterario, infatti, non ci sono fonti che la attestino (non è citata né nell’Antico Testamento, né in Giuseppe Flavio – che pure conosceva e aveva descritto con dovizia di particolari le città circostanti – né nel Talmud). Questo naturalmente non prova che non sia esistita (l’assenza di prova non è prova di assenza), ma dovrebbe mettere in guardia dal liquidare troppo facilmente la questione…

  5. Ettore says:

    Grazie per la precisazione. In effetti sembra che la lapide di Cesarea sia databile al III sec d.C. Io avevo preso la notizia da Messori che ne fa un accenno in “Ipotesi su Gesù”, ma si deve trattare di una svista o di un errore di stampa. Ad ogni modo la questione non cambia di molto. Se una datazione pre-cristiana escludeva categoricamente l’invenzione cristiana di Nazareth, una datazione così alta – ancorchè della nuova era – la rende altamente improbabile. Infatti non capisco a cosa lei faccia riferimento quando parla di “sei o settecento anni più tardi”, infatti il terzo/quarto secolo riguarda gli anni che vanno dal 200 al 400 d.C. Ora, quelli che sostenevano l’invenzione di Nazareth per confermare i vangeli dovevano per forza di cose supporre che la cosa fosse avvenuta molto più tardi. Ad esempio una decina di secoli dopo. Infatti bisogna tenere presente che per quasi duemila anni nessuno ha mai dubitato dell’esistenza storica di Cristo, era un problema che semplicemente non esisteva. Soprattutto nei primi secoli, quando era ancora tutto facilmente verificabile. Per questi i Padri della Chiesa avevano buon gioco a invitare i polemisti pagani a consultare gli archivi romani. Ma la questione non era certo l’esistenza storica di Gesù.

    Inoltre, è bene ricordare che l’odierna città di Nazareth era sicuramente un villaggio ebraico ai tempi di Gesù, lo dimostrano i ritrovamenti archeologici. Quindi i cristiani, se vogliamo assumere questa prospettiva anacronistica, di sicuro non hanno fondato ex-novo una città per creare una Nazareth. Devono essersi appropriati di un vecchio villaggio e devono avergli cambiato il nome. E questo quando il Cristianesimo era ormai la religione dell’impero? No, nel terzo secolo. Quando erano ancora una setta perseguitata o comunque perseguitabile. Inoltre non si capisce perchè i Vangeli, che sono testimonianza contemporanee, avrebbero dovuto esporsi ad un tale rischio di sburgiardamento mettendo come domicilio di Gesù un villaggio che non esisteva. Magari per applicare la profezia del “nazareno”? Direi che il gioco non valeva la candela, visto che si trattava di un dettaglio.

    Saluti.

  6. mattiafabbri says:

    Quando parlavo di “sei o settecento anni più tardi” era relativamente alla datazione del Messori (III sec. a.c.), non certo all’anno 0. Quello che molti storici ritengono probabile (e che non è escluso dallo stesso Cascioli) è che la Nazareth del tempo di Gesù fosse un villaggio molto piccolo ed insignificante. Questo potrebbe spiegare il fatto che sia ignorata nell’Antico Testamento e dagli storici del I sec. d.c.
    E’ molto difficile comunque stabilire la città natale di Gesù, dato che su questo, come su molte altre questioni, i vangeli si contraddicono. Storicamente parlando, ci sono pochissime informazioni sul suo conto. E’ vero che ci sono i vangeli, ma quanto valgono testimonianze posteriori di quasi mezzo secolo (di cui non possediamo gli originali, ma solo copie su copie) scritte a scopo di predicazione? La teologia storico-critica da tempo ritiene un dato acquisito la distinzione tra il Gesù storico e quello della fede. Proprio perché la carta d’identità del Gesù storico risulta alquanto scarna, il Gesù della fede può assumere diverse forme e diversi connotati….

  7. Ettore says:

    No, non è vero. Gesù Cristo è un personaggio storico di cui sappiamo molto, invece. I Vangeli sono una fonte preziosa e attendibile. Come di tante altre fonti, non possediamo l’originale. Ma non è un ostacolo insormontabile grazie agli studi filologici che sono in grado di riportarli alla purezza originaria. Anche della Divina Commedia non abbiamo l’originale, ma solo una serie infinita di copie corrotte da un passaggio all’altro. Eppure nessuno studioso sosterebbe che quella che noi leggiamo non è la Commedia dantesca, perchè dietro l’edizione che noi leggiamo ci sono decenni di studi filologici che sono tornati grossomodo al testo originale. Certo, ci possono essere dei passi dubbi o spuri. Ma il testo in sostanza è quello che Dante ha scritto. Lo stesso per i Vangeli.

    I Vangeli non sono obiettivi, è vero. Il problema è però che non esistono fonti obiettive. Nemmeno la più asettica fonte istituzionale lo è, gli storici hanno abbandonato da tempo la gerarchia positivista delle fonti per cui una fonte narrativa è necessariamente meno attendibile delle altre. I Vangeli non sono opere storiche, proprio perchè il loro intento è quello della predicazione. Però accanto a questo è ben dichiarato (e quindi va preso in considerazione) anche l’intento di raccontare la vita di Gesù, e in questo racconto vengono forniti i dati di cui lo storico ha bisogno per lavorare. Le famose cinque W (Dove, quando, chi, perchè, cosa) necessarie per un’opera di cronaca storica, quali sono i Vangeli. E studiando i Vangeli su queste basi, ormai la maggior parte degli storici concorda che i Vangeli sono un’opera di cronaca attendibile.

    Mezzo secolo, o per essere più esatti, diversi decenni non sono davvero niente nello studio delle fonti. Si tratta del passaggio di neanche una generazione, quasi. Per altri personaggi, come Pitagora, lo storico ha a disposizioni fonti molto più tarde e molto meno attendibili. Ma nessuno se ne lamenta. In sostanza su Gesù abbiamo quattro fonti principali, collegate fra di loro ma di fatto indipendenti. Vicine ai fatti che raccontano, e basate su una tradizione orale che affonda le sue radici negli stessi anni dei fatti. Basti pensare alle prime lettere di Paolo che sono databili già negli anni cinquanta del secolo. E oltre a questo anche diverse fonti esterne che ne confermano i contenuti storici essenziali. Per questo rimando alla categoria di post “I Vangeli e la Storia”.

    Veniamo al problema del Gesù storico-Gesù della fede. E’ una questione su cui purtroppo alcuni, in prims Augias, vanno facendo da tempo confusione. Questa distinzione era il cavallo di battaglia della storiografia positivista ottocentesca, la quale sosteneva che il mitico Gesù della fede fosse stato costruito nei secoli allontandolo sempre di più dal Gesù dalla storia. Sempre ammesso che fosse mai esistito un tale Gesù. Oggi questa distinzione non ha più motivo di esistere, perchè lo studio delle fonti ha dimostrato che non ci sono i tempi per la costruzione del mito. Quindi il Gesù della fede e quello della storia sono la stessa persona sotto due aspetti diversi, perchè nelle fonti storiche c’è già il dato di fede. Può non piacere, ma il Gesù della storia senza il dato di fede è incomprensibile (perchè sarebbe una mutilazione). Questo non vuol dire che, come Augias fraintende, il Gesù della storia non può essere studiato senza avere fede. Ma che la fede, come la religione, fa parte della storia a prescindere dalle convinzioni personali di ciascuno.

  8. mattiafabbri says:

    I vangeli e le lettere apostoliche ci dicono sicuramente molto sulle prime comunità cristiane e, sotto questo aspetto, offrono un ottimo supporto allo storico che voglia analizzarle. Su Gesù, invece, i vangeli si contraddicono su più questioni (data e luogo di nascita, ascendenza genealogica, numero dei miracoli, testimoni presenti davanti al sepolcro vuoto, apparizioni del risorto, ecc….per limitarmi solo a quelle principali), ed è innegabile che il Gesù dei sinottici sia diversissimo da quello giovanneo. Il Gesù sinottico profetizza a chiare lettere il suo prossimo ritorno nella gloria (la Parusia), mentre quello giovanneo sostituisce la promessa della Parusia con quella della venuta del Paraclito, affermando di se stesso che non tornerà più, e al suo posto subentrerà il Consolatore; il che non è certo una divergenza da poco! Il Gesù sinottico distingue spesso tra se stesso e Dio (“Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne Dio!” Luca 18,19), mentre quello Giovanneo proclama senza mezzi termini la propria identità divina. Mi fermo qui, perché ci sarebbero molte altre considerazioni da fare, e rischierei di banalizzarle riassumendole in poche battute. E’ vero che i vangeli canonici riferiscono molte cose sul Gesù adulto (sull’infanzia tacciono), ma è altrettanto vero che i loro racconti – al di là di certe analogie che si riscontrano soprattutto tra i sinottici – presentano pure notevoli incongruenze. Tante informazioni, ma incerte o addirittura contraddittorie tra loro, non ci dicono molto sul personaggio a cui si riferiscono. Se le informazioni su Gesù fossero così esatte e precise come affermi tu (al punto da fare venire meno qualsiasi distinzione tra Gesù della storia e Gesù della fede), come mai la storia del cristianesimo registra così tanti conflitti esegetici e teologici tra i cristiani? peraltro finiti molto spesso in durissimi scontri, scismi, divisioni e reciproci anatemi?

    E’ vero che i vangeli sono stati redatti facendo riferimento ad una tradizione orale risalente agli stessi fatti narrati. Preciso però che:

    a) si dovrebbe parlare di tradizioni (al plurale) più che di tradizione (al singolare). Questo spiegherebbe le contraddizioni presenti nei vangeli (ad es. il racconto del parto verginale e quello del legame di Gesù alla dinastia davidica attraverso IL SEME di Giuseppe risalgono a due tradizioni differenti, che poi l’evangelista ha sovrapposto e amalgamato tra loro);

    b) la tradizione orale non può garantire da alterazioni e fraintendimenti rispetto al racconto originario. E’ più che plausibile che in diversi decenni la figura di Gesù e gli aneddoti ad essa relativi siano stati “aggiustati”, “ricamati”, “perfezionati”, “idealizzati”….per non parlare poi del problema relativo alla traduzione in greco di concetti espressi originariamente a voce in aramaico (ad es. l’espressione “figlio di Dio” aveva nel mondo ebraico un significato differente rispetto che nel mondo greco-ellenistico)

  9. Ettore says:

    Già Voltaire nel Dizionario filosofico diceva che i Vangeli erano palesemente inaffidabili a causa delle loro contraddizioni. Bastava guardare alle diverse genealogie. Però dai tempi di Voltaire ne è passata di acqua sotto i ponti, e quello che allora poteva sembrare un ragionamento logico oggi non lo è più. Mi spiego. Quello delle contraddizioni è senza dubbio un importante banco di prova per una fonte, ma attenzione: per una fonte. Non per un gruppo di fonti. Se una fonte si contraddice al suo interno, certo questo non è un fatto che depone a favore della sua attendibilità. Ma qui noi non stiamo parlando di una fonte sola, stiamo parlando di ben quattro fonti sostanzialmente autonome.

    Ora la questione è: è normale che delle fonti presentino delle contraddizioni su uno stesso soggetto o argomento? La risposta è sì, anzi. Almeno piccole contraddizioni ci devono essere, può sembrare strano ma la presenza di queste è un indizio di attendibilità. Perchè se non ci sono discrepanze, vuol dire che chi gli autori di quegli scritti si sono messi d’accordo. Questo concetto lo spiegava molto bene Marc Bloch in un discorso che ho pubblicato:

    https://apologeticon.wordpress.com/2009/12/10/critica-storica-e-critica-della-testimonianza/

    Si tratta poi di valutare la rilevanza di queste contraddizioni. Sono poi così grandi? A me sembra chiaro che i Vangeli ci presentano un personaggio tutto sommato coerente; le genealogie diverse, le discrepanze sugli avvenimenti della risurrezione ecc…non ci consegnano Gesù diversi. E cmq gli scismi e gli anatemi non riguardano certo il numero di persone presenti al Santo sepolcro o sulle genealogie. O almeno non più da tanto tempo.

    Bisogna senza dubbio tenere presente la possibilità di “aggiustamenti” e idealizzazioni. Però bisogna considerare che lo spazio di manovra è strettissimo, si parlava sempre di un personaggio che tutti dovevano avere conososciuto almeno per sentito dire e la possibilità di verifica era veramente a portata di mano. Questo spiega anche la presenza di episodi così imbarazzanti, come il rinnegamento di Pietro e la fuga degli apostoli. Per non parlare di una morte ignomigniosa come quella della crocifissione. Non è così che si inventa, e tantomeno così che si “aggiusta”.

    Il Gesù dei sinottici, inoltre, può sembrare diverso da quello giovanneo se non si analizza bene la natura di quello che è unanimamente considerato l’ultimo dei Vangeli. Una lettura attenta dimostra che il Vangelo di Giovanni conosce e tiene presenti i sinottici, per cui molte cose le dà per scontate e già note al lettore. Inoltre si tratta di un testo dalla natura diversa, con un taglio teologico molto più forte e maturo. Da qui le dissertazioni teologiche sulla natura divina del Cristo, ma non è che questa mancasse nei sinottici. Basti pensare a tutti quei passi in cui Gesù mostra di essere in possesso di quelle facoltà esclusive della divinità, come il perdono dei peccati, i miracoli e gli esorcismi che Gesù compie direttamente in suo nome “Io ti ordino, Io vi dico… ecc”. Per non parlare della trasfigurazione. Cose che per la cultura semitica del tempo avevano un significato inequivocabile, un pò meno per il lettore moderno che trova ovviamente più chiare le definizioni volutamente più dirette di Giovanni. Però la divinità di Gesù è presente già nei sinottici, e del resto già Paolo dichiarava espressamente Cristo come Dio molto prima del Vangelo di Giovanni.

    Riguardo la parusia, bisogna tenere presente due aspetti importanti. Primo: è vero che i sinottici presentano la parusia come imminente, ma in molti discorsi Gesù invita a diffidare di chi pretende di dire il dove e il quando. E che la venuta definitiva del regno va considerta sì imminente, ma di una imminenza non temporale bensì teologica. Cioè di una vigilazna continua perchè “non sapete nè l’ora nè il giorno”. Secondo: il Vangelo di Giovanni è legato all’Apocalisse, penso che ormai tutti concordino che i due testi siano dello stesso autore. Forse nel Vangelo è tralasciata la Seconda venuta per trattarla specificamente nell’Apocalisse.

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