Perchè sono i laici veri come Ferrara che rompono i tabù e non quelli bigotti

 
Giuliano Ferrara dalle pagine del Foglio ha letteralmente rotto un tabù, quello dell’aborto. fino a pochi giorni fa quella parola era impronunciabile senza un’espressione di reverenza. adesso invece si torna a parlare liberamente di una delle grandi questioni umanitarie. forse è proprio questo il compito di un intellettuale, provocare per risvegliare le discussioni sui problemi che spesso sn troppo a lungo ignorati. nn è un caso che una provocazione così intigrante arrivi dalle pagine del Foglio che, insieme al suo direttore, è un esponente importante del laicismo "positivo" cioè quello nn bigotto e che nn si scandalizza al solo paralare di sacro, chiese, papi ecc…ma che proprio per questo esprime l’incarnazione più pura della laicità con un’apertura mentale nei confronti di tutti: dall’ateo massone fino al vescovo. in virtù di questa apertura mentale ci si riserva anche il diritto di dissentire o di concordare di volta in volta prendendo così il meglio di tutti. questa è l’atmosfera che si respira al Foglio a differenza di Repubblica e dello stesso Corriere della Sera dove l’aria è più pesante e molto meno vivace. questo avviene perchè la maggior parte di quei giornalisti appartengono invece al filone bigotto del laicismo che ben si può rappresentare con quelli che protestano per la visita di un papa in un’università (cosa alquanto ridicola). sn quelli che pensano di tirarsi fuori da ogni problema con la logora affermazione "Il nostro è uno stato laico" anche se nn c’è nessuna attinenza col tema di cui si sta parlando. come se la laicità fossero loro stessi per cui chi nn condivide le loro idee nn è laico…quando la laicità dello stato si basa invece sul pluralismo. i laici bigotti si sentono soddisfatti soltanto quando attaccano la Chiesa, allora si sentono laici e sn costretti sempre e cmq ad andarle contro anche sulle cose più elementari per allinearsi alla cultura dominante e spesso anche ai partiti. si scandalizzano se il papa parla, perchè il diritto di parola è una prerogativa che loro concedono a chi meglio credono. ma è proprio per questo che alcuni di questi giornali sn solo costruzioni artificiose ben lontane dalle persone comuni, molto più di quanto si pensi. un esempio lampante si è avuto sul referendum sulla legge 40. con la loro martellante campagna per il sì molti, io compreso, avevano l’impressione che fosse quello il pensiero dominante, il pensiero del popolo che dicevano di rappresentare. poi però alle urne si ebbe un fiasco totale perchè i mezzi di comunicazione rappresentano in realtà solo quel 10% del sì mentre gran parte del resto è ignorato e vilipeso. per questo si trova rifugio in altri giornali più piccoli e meno "importanti" che però sn molto più aperti e intellettualmente vivi come dimostra il grande afflusso di lettere e interventi che sta investendo il Foglio in questi giorni. gli intellettuali devono anche essere vicini alla gente. una provocazione così geniale e potente, in generale, sarebbe forse impensabile per molti dei maggiori quotidiani del paese.
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